… E altre storie

mercoledì 5 aprile 2017

INDIMENTICABILE GERUSALEMME


Eccomi: confusa, ma sicuramente felice, subito dopo aver tagliato il traguardo: telo termico, bottiglia d'acqua, bandiera e medaglia.
E' stata una gara unica, vissuta fino all'ultimo momento come un grande punto interrogativo.
Partita da Trieste con il braccio al collo per cercare di tamponare meglio possibile una tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori, non sapevo se l'avrei corsa, come l'avrei corsa e soprattutto se sarei arrivata il traguardo.
Al briefing pre-gara le notizie non erano molto incoraggianti.
Se chiedevi come fosse il percorso, rispondevano "Duro".
Se domandavi quale fosse il punto più critico, quello che, una volta superato, ti dava la forza per andare avanti, rispondevano "Tutti".
Se cercavi di avere qualche altra notizia, la risposta era: "Considera di metterci sicuramente una mezz'ora in più del tuo tempo normale"
... E per concludere: "Non fatevi illusioni: il 38mo chilometro lo farete tutto camminando e gli ultimi quattro sono i più tosti".

Con queste premesse la mattina del 17 marzo alle 05.45 mi ritrovo nella hall dell'albergo con gli altri del gruppo di Ovunque Running. Ci incamminiamo un po' infreddoliti verso il parco Sacher. Il sole lentamente comincia a riscaldare e noi stemperiamo la tensione chiacchierando: solo pochi tra di noi si avventureranno nella maratona, la maggior parte affronterà i ventun chilometri e qualcuno i dieci.
Dopo circa venti minuti siamo all'ingresso del parco. Sentiamo la musica, gli altoparlanti che invitano gli atleti a suddividersi tra le diverse griglie di partenza, gli elicotteri che girano sopra la nostra testa; vediamo i colori delle maglie di migliaia di runners che si incanalano verso i loro settori,  in quella bellissima baraonda che contraddistingue ogni partenza e l'adrenalina sale.
Cominciano i rituali della preparazione e noi ci ritroviamo in quattro: sono accompagnata da tre runners, tutti con un palmares da paura: Giuseppe, ventiquattro maratone all'attivo; Gigi più di trenta e Gianluca addirittura cento! ... Realizzo che correre a Gerusalemme non è cosa da tutti, ma ormai ci sono e non mollo: devo cercare di portare a casa questa medaglia!
Faccio fatica a mettere a fuoco dove mi trovo e cosa sto facendo, ma cerco di concentrarmi sulla gara. La partenza arriva in un batter d'occhio.
Oggi mentre ripenso al percorso, unico di per sé, rivivo l'atmosfera che si respira in questa città  ricca di più di tremila anni di storia; penso a cosa significa correre in Israele; ai giovani militari con il kalashnikov al collo che hanno piantonato tutto il tragitto.
Diversamente dalle altre maratone, scriverne non mi riesce così facile... E' come se ancora oggi non riuscissi a trasformare le mie emozioni in ricordi.
Parto un po' tesa, curiosa di sapere come avrebbe reagito il mio fisico.


Gianluca e Gigi ci salutano praticamente subito; io e Giuseppe procediamo insieme per alcune centinaia di metri. Quando vedo il pacer delle 4 ore e 45 lo saluto dicendogli: "Io corro con lui".
"Lui" è un ultramaratoneta israeliano che si sta allenando per una 100 km che si terrà in autunno e che poi forse verrà in Italia per partecipare alla maratona di Firenze. Ci scambiamo un paio di battute: nomi, città , gare ... chiacchiere da runners.
Mi  sono affiancata a lui in cerca di un po' di sicurezza: la mia paura è di non reggere fino in fondo senza dolori. In realtà dopo pochi chilometri sento che le gambe vanno e la spalla non disturba; lascio Josef: correrò da sola, come sempre del resto, ma ci ritroveremo più avanti.
I primi dieci chilometri passano rapidi: lunghe salite e lunghe discese che mi fanno pensare "Se continua così è fattibile", ma in realtà già dopo il 12.mo la situazione comincia a diventare più difficile. Giunta in cima alla salita, lo sguardo si appoggia su un interminabile rettilineo a gobba di dromedario all'incontrario. Accuso il colpo e mi concentro sui miei passi quando incrocio Re Giorgio che prosegue in direzione contraria. 
... Sono curiosa di scoprire quanto sarà lunga questa bretella per vedere quanti chilometri di vantaggio ha Calcaterra: il segreto, quando affronti distanze come la maratona, è cercare di tenere sempre la testa impegnata per evitare di perderla e così, pensando al Re del Passatore, mi faccio coraggio e allungo il passo.
(Se non ho sbagliato i calcoli mentre io iniziavo il dodicesimo chilometro, lui finiva il ventesimo!).
La fatica comincia a farsi sentire e l'incognita sul percorso non aiuta. Mi do piccoli obiettivi.
"Devo correre almeno mezza gara senza mai camminare".
Avanti, chilometro dopo chilometro.
Ecco il Monte degli Ulivi: saliamo, giriamo intorno e saliamo di nuovo: ancora una salita, lunghissima. Cerco di resistere, ma prima di raggiungere il diciottesimo chilometro, a un centinaio di metri dal ristoro, cedo ... pochi passi in fondo, ma segno che il tragitto comincia a diventare pesante.
Cammino, bevo e riparto.
Il sole adesso è scomparso e il grigio del cielo contrasta con le pietre gialle di Gerusalemme: potrebbe essere qualsiasi ora, invece presto saranno le nove. Sto correndo da quasi due ore: mi sto avvicinando al passaggio della mezza maratona e sto per calpestare le pietre della città antica.


All'altezza del ventiduesimo chilometro, al culmine di una delle tante salite, varco la porta di Jaffa e entro nella città vecchia: attraverso il quartiere armeno, oltrepasso la via Dolorosa, sfioro il Santo Sepolcro ed il Muro del Pianto per poi uscirne attraverso la porta di Sion.


D'ora in avanti non conterò più le salite: cerco di concentrarmi per arrivare in cima o se la strada è troppo impervia punto al ristoro per concedermi una piccola pausa e ripartire.
Saprò a fine gara che il dislivello è stato di 580 m.


Per fortuna dopo ogni salita c'è una discesa, ma questa alternanza non fa bene alle mie gambe: mano a mano che procedo sento i muscoli dei polpacci tendersi sotto lo sforzo.
Guardo il Garmin: con mia sorpresa mi sto avvicinando al muro del trentesimo chilometro ed un pensiero mi rianima : "Ancora dodici chilometri: se non incappo nei crampi ce la posso fare".


Ed ecco un'altra interminabile bretella d'asfalto. Per un tratto corriamo su delle assi di legno che coprono dei vecchi binari; cominciamo a subire il caldo. Più o meno a questo punto vedo Giuseppe: un rapido saluto, un "Vai" ed uno stimolo a non mollare.
Corro cercando ai lati della strada i cartelloni che indicano i chilometri, iniziando nella mia testa un lunghissimo conto alla rovescia e spiando le facce sofferte dei runners che incrocio: siamo tutti in difficoltà, ma i nostri occhi guardandosi si trasmettono messaggi di incoraggiamento.
32 .... 33 .... 34...
Giro e torno indietro.
35 ... 36 ...
 "Ciao Italia ... Forza!" mi sento chiamare.
" Go! Da dove vieni?" rispondo prima ancora di individuare tra tanti il volto di un bel ragazzo moro.
"Roma"
"Io Trieste"
... Non c'è tempo per aggiungere altro ... proseguiamo in direzioni contrarie e ci allontaniamo rapidamente.
Mancano sei chilometri, ormai è fatta.
37 ... 38 ...
Mi ero dimenticata, concentrata ad ascoltare il mio corpo, del temutissimo 38.mo chilometro anzi,  per essere sincera pensavo che arrivata a questo punto non poteva essere così terribile.
Lo vedo e torno alla realtà.
Improponibile.
L'asfalto si inerpica in una nera salita di cui non si vede la fine.
I runners intorno a me camminano tutti. Dieci metri, forse venti e comincio anch'io a camminare.
Cammino per un chilometro intero, mentre la mia mente elabora i pensieri più disparati per non mollare, per impedirmi di continuare a camminare una volta arrivata in cima.
39 ...
"Vai, ormai è finita sul serio: non sono niente tre chilometri, quante volte li ho corsi per riscaldarmi prima di un allenamento".
Proiettata in avanti verso quel traguardo che non arriva mai sfodero le ultime energie, ma, forse per la prima volta da quando ho iniziato a correre, improvvisamente la mia mente si blocca.
Succede quando entro nel parco: leggo 40,5 km e vedo iniziare un'altra salita.
Lentamente mi spengo. La mente si svuota all'improvviso. La volontà se ne sta andando.
Non faccio in tempo a chiedermi cosa mi sta succedendo che un israeliano mi raggiunge, mi chiama, mi incoraggia: " Non fermarti ora: sei arrivata! Go! Go!"
E' Josef. Il palloncino con la scritta 4.45 è sgonfio per cui non lo riconosco subito. Lo ringrazio con la mano, gli sorrido, faccio alcuni passi, raccolgo le forze e riprendo a correre .
Nella mente un solo pensiero "Ma quando finisce'?".
Corro su quella che ormai è solo una stradina in mezzo agli alberi poi la curva, lo slargo e intravedo la moquette blu del traguardo.
Sfilo il tricolore e me lo metto sulle spalle: ormai è un rito irrinunciabile ... anche in Israele, anche qui dove abbiamo corso scortati dai militari, anche qui dove i Palestinesi combattono contro Israele, contro gli occidentali, contro i turisti, contro la maratona.


Corro, sorrido, corro.



Eccomi finalmente sulla moquette. Cerco tra il pubblico, vedo Gianni che mi sta aspettando. Oltrepasso il traguardo mentre l'altoparlante ripete il mio nome. Ricevo la medaglia e il telo termico.


Anziché cercare l'uscita mi dirigo verso di lui, ma ci sono ben due file di transenne che ci separano. Ci guardiamo, lontani eppure vicini. Gli occhi mi si riempiono di lacrime: gioia, tensione, condivisione, amore.
"Ce l'ho fatta" ripeto più a me stessa.
Lui alza il pugno in segno di solidarietà mentre aggiungo, continuando a sorridere: "Dura, dura, dura".

La classifica mi riporterà un onorevolissimo 150.mo posto su 228 donne al traguardo in 4.56:22.



martedì 7 marzo 2017

DIECI GIORNI ALL'ALBA



Ripetute ....


Ripetute in progressione ...


Mezza maratona di Gorizia ...
... e oggi, a metà tra il soddisfatto e il dolorante per il risultato dell'altro giorno, ho realizzato che mancano solo dieci giorni alla Maratona.
"Una maratona che ti toglierà il fiato, da diversi punti di vista" recita il sito ufficiale della gara.
 Giorgio Calcalterra che l'ha corsa nel 2016 ha dichiarato al suo arrivo:
“È stata una gara emozionante e davvero impegnativa. Per i primi chilometri sono stato nel gruppetto di testa, poi gli africani hanno aumentato il ritmo. Io ho tenuto il mio. A fatica però perché il percorso è duro: tante lunghe salite e tante lunghe discese" ... e se lo dice Re Giorgio ...beh, c'è proprio da crederci!
Le note per i corridori sul sito ufficiale della manifestazione non sono certo incoraggianti: meglio mettere in guardia su tutti i possibili imprevisti, però leggerli non fa altro che aumentare la tensione pre-gara e nascere un po' di quella sana adrenalina che, tenuta a bada ancora per qualche giorno, si manifesterà in tutta la sua completezza tra meno di dieci gironi.
Mercoledì 15 ritrovo all'aeroporto di Roma Fiumicino con gli altri partecipanti italiani di Ovunque Running: nuovi compagni di viaggio e nuove avventure da condividere.
Per non distrarmi mi concentro sulle cose da fare: gli ultimi allenamenti, il bagaglio, le scadenze sul lavoro, i documenti di viaggio che ancora non sono arrivati  ... sembra impossibile a quante cose bisogna pensare per stare via solo cinque giorni!
Confesso però che sono contenta ... un po' preoccupata anche, perché forse solo adesso realizzo veramente che bella gatta da pelare mi sono presa, ma non sono per le cose semplici e le emozioni che ne ricaverò e che porterò con me saranno impagabili, indipendentemente dal risultato.
Corro per arrivare in fondo e questa volta lo farò in una città piena di storia e di sacralità: attraverserò luoghi sacri della Bibbia, che ho sentito nominare sin da quando ero bambina.
Corro per la Pace, ma soprattutto vorrei correre per tutti quelli che non possono: quelli che, giovani o meno giovani, hanno problemi di salute che impediscono loro non solo di correre, ma persino di camminare.
...Corro perché vorrei che tutti prendessero a braccetto la vita.

lunedì 27 febbraio 2017

17 MARZO 2017 - JERUSALEM MARATHON


Un'altra settimana è passata e mentre il conto alla rovescia comincia ad incalzare ho cercato di impegnarmi al massimo per recuperare il tempo perduto.
Martedì corsa saliscendi, tanto per abituare le gambe al cambio di pendenza; venerdì ripetute, le prime degne di questo nome che ho affrontato dall'inizio di questa preparazione e sabato mattina lungo con diverse salite e un po' di bora (naturalmente contro).
Non è andata male, ma mi mancano i miei lunghissimi. Mi mancano i week end di settembre e ottobre quando mi allenavo per la mia prima maratona ed ogni settimana aggiungevo quattro chilometri al percorso fatto la volta prima; quando correvo fino a sfinirmi e programmavo ogni uscita nei dettagli per avere il giusto rifornimento di acqua lungo il tragitto; quando sapevo come partivo, ma non sapevo come sarei arrivata.
Adesso ho indubbiamente acquisito una certa esperienza, mi muovo con più scioltezza perché so che ce la posso fare: due anni fa l'elemento incognita era preponderante. Oggi l'imprevisto è sempre in agguato, ma aver concluso tre maratone mi da comunque una certa sicurezza.
Eppure ancora oggi in certi momenti mi domando cosa sto facendo, soprattutto quando visito i social e leggo tante testimonianze di veri runners, quelli che raggiungono tempi e prestazioni per me inimmaginabili. Mi domando se è giusto correre delle maratone come le corro io, con l'obiettivo esclusivo di raggiungere il traguardo senza farmi male.  Se è giusto correre per se stessi, senza preoccuparsi troppo delle scarpe, delle calze che usi, del gel e dell'integratore che assumi o del tempo che impieghi.
Ormai sono alla vigilia della quarta maratona e questi pensieri non sono nuovi per me. Quando la partenza si avvicina i dubbi affiorano e mi domando se ho fatto bene a sacrificare il tempo libero per gli allenamenti, se ho fatto tanta fatica per raggiungere cosa in fondo?
Questa sensazione di solito svanisce negli ultimissimi giorni per lasciare il posto all'adrenalina: adrenalina pura e tanto entusiasmo, sempre e comunque. Adesso ho tante cose per la testa: le ultime uscite, il viaggio da organizzare, i documenti, la valuta .... La méta scelta poi mi da' un po' di preoccupazione, non per me, ma per chi mi accompagna: io in fondo l'ho voluto. Ho sentito parlare per la prima volta della maratona di Gerusalemme tre anni fa, quando ancora non avevo mai corso una mezza e subito mi aveva colpito ed ho pensato che sarebbe stato bello andarci un giorno... e così sarà. Mi sono iscritta senza conoscere il percorso, senza sapere nulla, senza preoccuparmi di scegliere una maratona "veloce".
Gerusalemme non ha niente di veloce: dislivello di 500 metri, alternarsi continuo di salite e discese, vicinanza con il deserto...
Venerdì 17 marzo 2017, alle ore sette del mattino partirà la settima edizione della Jerusalem Marathon.
Una data piena di numeri sette, numero ricco di simbologia e di significati... Chissà quale sarà il numero del mio pettorale? Ancora un sette?    

lunedì 20 febbraio 2017

RICOMINCIO DA QUI



E' passato un po' di tempo dall'ultimo post e un po' di cose sono successe, ma una cosa è certa: non ho mai smesso di correre, anche se solo per sgranchirmi le gambe!
Dopo la maratona di Venezia, un P.B. sulla mezza a Palmanova in novembre, una divertente partecipazione alla staffetta per Telethon a Udine in dicembre ed una meritata pausa natalizia, il 2017 è iniziato con nuovi programmi e nuovi obiettivi: una maratona in primavera ed una in autunno ...
Già, ma non sempre tutto fila liscio.
Prima un cambio societario: si cambia sempre per migliorare, ma i cambiamenti non sono mai indolori, soprattutto se con la tua vecchia società hai raccolto tante soddisfazioni personali.
Poi il freddo: noi runners siamo agguerriti, ma correre con la Bora a 140 km/h  non è da runners: è da incoscienti; e dopo la Bora interminabili giorni di pioggia con acqua a secchiate.
Nonostante questo sono arrivata al week end precedente la Gensan Romeo e Giulietta Half Marathon, con 28 km. nelle gambe e la sicurezza di portare a casa un'altra medaglia.
Ma nello sport, come nelle vita, non bisogna mai essere troppo sicuri.
Lo sport ti insegna la pazienza, la dedizione, la fatica, ma ti ricorda anche l'umiltà ... ed io che consideravo il week end a Verona un ottimo allenamento per la maratona di marzo mi sono dovuta arrendere e chiudermi in casa per una bronchite per almeno dieci giorni: a poco più di un mese dalla maratona è stata una doccia gelata, ma ho accusato il colpo e cercato di curarmi meglio possibile...
Rubo una foto di una delle mie pagine facebook preferite, quella di Runners che sintetizza il mio stato d'animo di questi giorni:



E finalmente infatti venerdì scorso, non ancora completamente guarita ma consapevole di dover rischiare, ho ripreso ad allenarmi perché il calendario corre veloce, molto più di quanto non faccia io: quaranta minuti, giusto per sciogliermi un po'.


Il vero problema però l'avrei dovuto affrontare il giorno dopo: 34 km. di lunghissimo prima dello scarico.
(Ma quale scarico se non ho nemmeno mai caricato sul serio?)
Non me la sentivo di affrontare questa distanza ed ho ripiegato correndo un po' sabato e un po' domenica... ce l'ho fatta, ma che fatica e che magra soddisfazione.
Ad oggi mi separano poco più di tre settimane da quella che sarà la maratona più dura tra quelle che ho corso, con tante salite e lunghe discese e con una rampa al 38mo chilometro dove i più danno per scontato che dovranno camminare....
Chi non ha provato la sensazione di una gara contro se stesso, dove tutte le energie sono convogliate per cercare di migliorare anche solo di pochi secondi il proprio tempo, mi consola dicendo
"Finora hai sempre corso, se per una volta finirai camminando cosa sarà mai!"
Giusta filosofia, ma io non sono d'accordo e non mi do' ancora per vinta: spero solo di non mancare i prossimi allenamenti.








sabato 29 ottobre 2016

NON C'E' DUE SENZA TRE, MA ....



Non c'è due senza tre, ma ... "Com'è dura Venezia" parafrasando il titolo di una famosa canzone degli anni sessanta.
Finita, ho conquistato anche questa medaglia.
Non ci credevo molto: perché l’ho preparata in sole otto settimane; perché in questo lasso di tempo mi sono fermata ben due volte causa due cicli di antibiotici; perché vedevo che nonostante gli sforzi qualcosa continuava a non girare nel verso giusto.
Mi dicevo: “Non può andare sempre tutto come programmato” … Però mi dispiaceva. 
Il mio desiderio di perfezione ne soffriva finché ho elaborato che, comunque vada, dovevo partecipare e cercare di divertirmi il più possibile.
E così è stato: lo confermano i miei sorrisi, quelli che mi rimandano le foto ufficiali e che mi vedono impegnata, più o meno sofferente, ma felice di correre e, soprattutto, di arrivare.
Eravamo in sei: alcuni alla prima maratona, altri alla ricerca del personal best ed io che mi domandavo cosa ci facessi in mezzo a loro, i "Runners Disagiati" abituati a correre alle cinque del mattino e a fare tempi che io non posso nemmeno immaginare.
Mi sentivo un po' "Brutto anatroccolo", ma tant'è. 


Mi hanno accolto nel loro gruppo ed insieme abbiamo affrontato il pasta party, la colazione, la trasferta da Mestre a Stra, l'attesa, la consegna delle sacche, i riti pre-partenza... Insieme fino a circa le 09.15 quando ognuno è entrato nella propria gabbia e le nostre strade si sono divise.
Le nostre strade si sono divise e si sono incrociate con altre storie. Ho incontrato Elisabetta che la sera prima, chiuso il negozio a La Spezia, è salita in macchina con il marito ed è arrivata a Mestre a notte inoltrata, ha dormito poche ore ed ora si ritrova sola e con tanta voglia di chiacchierare nella gabbia fucsia per affrontare la sua prima maratona. Le sue tre amiche, con le quali si era allenata durante l'estate, all'ultimo momento hanno dato forfait ... Abbiamo corso dei lunghi tratti insieme, per poi perderci di vista e ritrovarci casualmente a fine gara con la nostra medaglia al collo, provate, ma soddisfatte.
Ho conosciuto Marco che mentre corre non risparmia battute e spiega che quella è la sua 320 ma maratona !!!! Dice che ha cominciato a 19 anni ed oggi ne ha 55: se va avanti così, alla media di quasi 9 maratone all'anno, dove arriverà? 
Compagni occasionali, di un paio di chilometri massimo, con cui dividi un'impressione, una parola che, anche se non te ne rendi conto al momento, ti aiuta ad andare avanti.
Incontri anche lo sbruffone che racconta che il suo massimo lunghissimo in allenamento è stato di 12 km ... e allora tu lo lasci parlare e lo lasci anche, guarda caso, rapidamente alle spalle.
E poi c'è il runner preparato che mentre ti racconta tutta la vicenda del parco S. Giuliano, spiegandoti che là sotto c'è una ex discarica e che proprio lì affronterai una delle salite più impegnative di tutto il percorso, lancia un grido e si ferma in preda ai crampi ...
Storie di runners, storie di gente comune che spesso con un paio di scarpe da corsa ai piedi si trasforma: per tutti domani saranno eroi, magici uomini irraggiungibili che hanno corso per 42 km. e hanno vinto: hanno vinto nella gara quotidiana con loro stessi.
Ed io? Io correvo secondo il mio ritmo. Pensavo a New York nemmeno un anno prima e mentalmente ripassavo i tempi, i parziali, i chilometri corsi e quelli ancora da correre, i chilometri che mi separavano dal prossimo ristoro, la media da tenere.
Numeri e numeri per aiutare la mente perché quando cominci a sbagliare le somme ti accorgi che stai cominciando a cedere e allora raccogli tutte le tue energie e ti concentri sul prossimo ristoro.
Sono arrivata al trentesimo chilometro alla fine del Parco San Giuliano ancora in forze per misurarmi con il temutissimo muro.


Il trentesimo chilometro nella Maratona di Venezia coincide all'incirca con il Ponte della Libertà: un nastro d'asfalto lungo poco più di 4 km. che collega la terra ferma con la laguna. Due strade a doppia corsia, binari ferroviari, piloni e vento ... in lontananza il campanile di San Marco. Per accedervi si oltrepassa una rampa che è una delle poche, ma impegnative salite.
Mentre supero il cavalcavia mi ricordo delle parole del mio allenatore:
"Attenta al ponte: se non perdi la testa, è fatta".
Ho capito subito cosa intendeva.
Imboccato il ponte ho visto diverse persone ferme a combattere contro i crampi e tante che camminavano.
Il primo pensiero è stato: "Cammino così mi riposo un po'".
Quando corro mi concedo qualche passo ai ristori, ma so per esperienza che se si abbandona la corsa per la camminata si spezza il ritmo ed è difficilissimo riprendere.
Tengo duro; senza fretta supero più di qualcuno; conto i chilometri che qui veramente sembrano non passare mai, passo dopo passo; penso alle cose più disparate, ma soprattutto penso che all'arrivo ci sarà Gianni e riprendo a spingere.
Arrivo a Venezia provata: ormai non mi resta che affrontare i quattordici ponti negli ultimi tre chilometri di gara e poi finalmente sarà finita.
Mi do' la carica: il primo ponte, il secondo, il terzo ... ne conto sette, ma potrebbero essere benissimo otto o sei perché la mia testa è ormai stanca.


Ecco il ponte di barche sul Canal Grande che ci porta diritti verso piazza San Marco. Giro della piazza con la gente che applaude e incoraggia; ma io non vedo più niente, voglio solo finire.



Supero anche i ponti mancanti e quando sono in cima all'ultimo sciolgo la bandiera e me la metto sulle spalle. Lo so che siamo in Italia e forse non ha molto senso, ma questa stessa bandiera mi ha accompagnata  a New York il 01 novembre 2015 e a Zurigo il 24 aprile 2016: come poteva mancare questo 23 ottobre a Venezia ?
Mentre impegno la discesa vedo la sagoma di Gianni che si sporge tra la folla.
Lo chiamo.
Ci salutiamo.
Corro felice verso il traguardo: improvvisamente ho fretta di arrivare.


Concludo la mia terza maratona, la più sofferta credo, con un real time di 04.38:26



Quando il volontario mi mette la medaglia al collo, mi scappa anche la lacrima: "Coraggio è finita, brava".
Non è vero che è finita. Dopo i festeggiamenti, le congratulazioni, i commenti, quando rimango da sola cerco di ricostruire la mia gara.
Ripenso ai momenti più difficili, mi dico che posso fare meglio, che c'è ancora da lavorare, ma adesso ho bisogno di riposarmi un po'.
Tre maratone in un anno: chi l'avrebbe mai detto?
"Adesso posso considerarmi una runner?" chiedo al mio allenatore.
"Più che una runner: una maratoneta".