… E altre storie

sabato 9 maggio 2015

SEZANA 2015

Dopo la mia prima mezza nel novembre scorso ho continuato a correre, ma ben presto mi son resa conto che mi mancava quel qualcosa che mi permette di misurarmi costantemente con me stessa e che mi stimola ad allenarmi anche quando piove e fa freddo. Non avendo degli obiettivi da raggiungere, delle tabelle da seguire, dei tempi da segnare non mi diverto come quando mi alleno in vista di una gara.
In questo periodo si è fatta strada, per una serie di circostanze, l’idea di partecipare alla Maratona di New York (post del 29 Aprile) e il 22 Marzo, nel pieno rispetto del mio programma di allenamento, partecipo alla Mezza Maratona di Sezana.
Mi presento puntuale al Palasport per ritirare il mio pettorale: n. 1492. Sono tranquilla, consapevole di affrontare più un allenamento che una gara vera e propria; nell’ultimo lungo di due settimane prima ho corso 17 km. e non mi sento poi così male: l’ incognita è rappresentata dal fatto che il percorso presenta diversi saliscendi e gli ultimi 5 km sono tutti esclusivamente in salita ed io, ovviamente, non sono allenata a correre in salita.
Il tempo è incerto: la pioggia delle prime ore della mattina si è fermata e il cielo sembra promettere un po’ di sole. Mi posiziono subito nelle retrovie, tra quelli che prevedono di concludere la gara oltre le due ore: lascio partire i runners e passo a mia volta sotto il ciambellone della partenza.
Comincio a correre, concentrandomi sulla gara e cercando di sciogliermi più mentalmente, forse, che fisicamente. Il percorso è bellissimo: attraverso il Carso sloveno in prossimità del comprensorio di Lipica, transito in parte in territorio italiano e arrivo nuovamente sul suolo sloveno. Supero boschi e piccoli centri abitatati in un alternarsi di saliscendi; affronto infine la temuta ciclabile interamente in salita che da Trebiciano risale fino a Orlek e da qui raggiungo di nuovo Sezana. Dopo il 14 ° km. i concorrenti intorno a me cominciano a tratti a camminare per riprendere fiato e poi ripartono. Io preferisco non mollare: rallento, ma non cammino, fino all’ultimo. Una ragazza si avvicina e mi chiede se sono italiana; annuisco, quasi avessi paura di sprecare fiato, e mi racconta con accento straniero che quella è la sua prima gara dopo la maternità e che al traguardo c’è la sua bimba ad aspettarla, ma che sta facendo fatica. Scambiamo un paio di battute. Siamo sull’ultima interminabile salita, affrontiamo anche un pezzo di sterrato, il sole ormai comincia a scaldare, corriamo spalla a spalla e ci incoraggiamo a vicenda. Lei si ferma e cammina; io corro molto lentamente; mi giro a guardarla e le faccio un cenno con la mano; riprende a correre e aspetto che si affianchi. Raggiungiamo un ragazzo e i due si mettono a parlare tra di loro in sloveno: saluto la mia giovane amica e proseguo la mia corsa. L’arrivo sembra non arrivare mai: sento sempre più nitidamente la musica che si avvicina e mi incoraggio: “ Non mollare, dopo la curva, comincerà la discesa”. Faccio una curva e un’altra e un’altra ancora prima di intravedere il capannello di gente all’arrivo e lanciarmi (adesso sì) a rotta di collo verso il traguardo.

Mezza maratona di Sezana - con Paolo dopo il ristoro

Sono arrivata recuperando 5' sulla mia prima mezza.
Obiettivo raggiunto ed io non vedo l’ora di comunicare al mio coach che ce l’ho fatta e che sono pronta per il prossimo step.




E alle amiche, alle colleghe, ai miei genitori, a chi mi conosce sotto un'altra veste e si complimenta con me: " Che brava, io non riuscirei a correre nemmeno un chilometro" rispondo: "Se ce l'ho fatta io ce la può fare chiunque".
…. E’ vero: è solo questione di testa e di tanta costanza.



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