… E altre storie

sabato 27 giugno 2015

E TU PERCHE' VAI A NEW YORK?



E mentre io corro, sudo, mi impegno, mi alleno con fatica per cercare di migliorare anche solo di qualche secondo la mia velocità media, c'è chi affronta prove ben più grandi.

Spesso correre diventa un mezzo per attrarre l'attenzione della gente, per sensibilizzarla sui grandi temi del Pianeta, siano essi ecologici o altro.

C'è del rispetto verso chi corre, soprattutto da parte di chi non è abituato a farlo. E solo oggi, dopo aver sperimentato personalmente che con costanza e con allenamento si possono raggiungere risultati insperati, capisco veramente il significato di testimonianze di atleti come Alex Zanardi ("La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.") o come Pietro Mennea (La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni).

Mi ha colpito in questi giorni la notizia dell'impresa compiuta a scopo benefico da Ewan Gordon che ha corso una maratona al giorno per quarantadue giorni attraversando tutta la Gran Bretagna per ricordare Thomas L. un ragazzino morto a nove anni a causa di una malattia rara che causa invecchiamento precoce.

L'idea di correre per sensibilizzare non è certo nuova e mentre la macchina mediatica scandisce il conto alla rovescia per la maratona di New York, parallelamente spuntano le testimonianze della gente comune. Come Beth che corre la maratona di New York per sostenere la ricerca a favore della sindrome di Down che ha colpito uno dei suoi cinque nipoti. O come Andy Cliver che raccoglie fondi per la American Cancer Society in onore della madre che ha combattuto il cancro per ben due volte in dieci anni. C'è chi corre per aiutare i bambini sia sostenendo gli ospedali pediatrici che combattendo la tratta di esseri umani. E c'è chi corre anche per sostenere ed aiutare gli animali, come Jodi Arding che corre per l'ASPCA (American Society for the Prevention of Cruelty to Animals) ... e gli esempi continuano...

In mezzo agli atleti corre la gente dal cuore grande: tra i cinquantamila che correranno il 1 Novembre ci saranno quelli che portano nell'anima il ricordo di un genitore, un figlio, un fratello, un amico che non c'è più. Un nome scritto sulla loro maglia che li accompagnerà e li sosterrà per tutti i 42 km così come li ha accompagnati durante tutte le uscite, gli allenamenti, le gare preparatorie e quando la fatica starà per avere il sopravvento, grazie a quel nome, troveranno dentro di loro ancora un po' di energia ... e ancora un po'. Perché New York è anche questo: è il tifo popolare che ti accompagna e ti sostiene anche se sei tra gli ultimi, soprattutto se sei tra gli ultimi.

E tu, perché parteciperai alla Maratona di New York?

Qualunque sia il tuo motivo, mentre corri, mentre ti alleni, non dimenticare mai chi è più sfortunato di te.

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