… E altre storie

mercoledì 3 giugno 2015

NAPOLEONICA



E’ una calda mattina di giugno; si percepisce che l’estate è ormai alle porte, pronta ad esplodere con i bagnanti che affollano il lungomare, i motorini che strombazzano e la musica che riempie le orecchie. E’ l’ultimo giorno di questo lungo ponte eppure siamo in tanti ad affollare il piazzale di Monte Grisa.




Oggi siamo solo una piccola rappresentanza del gruppo, tutta femminile: Martina, Rita ed io.
Individuo il desk per la consegna del pettorale: “882” … il collegamento ad un celebre gruppo degli anni ’90 è immediato, come mi fa subito notare Rita.
Approfittiamo del tempo a nostra disposizione per qualche chiacchiera… Percepisco un po’ di insoddisfazione di fondo: sarà il lavoro, l’incertezza che purtroppo ci accomuna, la mancanza di stimoli in questa sonnecchiosa città di provincia. 
La corsa ci aiuta a compensare, a scaricare e a ricaricare, ma se non bastasse?
Io sono ferma sul mio obiettivo: cercare di raggiungerlo e lavorare per questo occupa  gran parte del mio tempo libero ed il primo novembre diventa per me una sorta di spartiacque.
L’aria è calda nonostante siano solo le otto del mattino. Il tempo che ci separa dalla partenza passa velocemente ed il colpo di pistola arriva quasi inaspettato. Siamo in più di cinquecento atleti e noi tre ci sparpagliamo subito. Affronto il primo chilometro d’asfalto prima di entrare sulla Napoleonica, splendido sentiero di poco più di tre chilometri in leggera, ma costante salita con meravigliosa vista sul Golfo.





Arrivo al ristoro, mi concedo qualche  secondo, passo sotto l’obelisco




e mi addentro nel bosco per la parte più divertente della gara.





Le salite sono più dure è vero, ma dopo ogni salita c’è un tratto di recupero. Supero bene la prima; rallento sulla seconda: qualcuno cammina, ma io preferisco come sempre non fermarmi. Non ricordo quanti saliscendi, so che alla fine ci sono ancora due salite: lunghissime. Nell'affrontare la prima raggiungo e supero un paio di atleti che mi avevano  doppiata prima, segno che gambe e fiato reggono.  L’ultima salita è interminabile: ad un certo punto la mia corsa diventa qualcosa di molto simile ad una passeggiata, ma quando sto quasi rischiando di fermarmi ne intravedo l’apice e compio un ultimo sforzo.  Passo davanti alla IX stazione della Via Crucis ed affronto la discesa: accelero fino in fondo in una lenta, ma costante progressione e risalgo, infine, per le ultime decine di metri di nuovo in salita prima di tagliare il traguardo.
Lavorare sulle ripetute è noioso, ma mi è servito molto: alternare ritmi veloci e lenti mi ha sicuramente aiutata nella gara di oggi. Arrivo al traguardo piacevolmente sorpresa e soddisfatta.

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