… E altre storie

giovedì 12 novembre 2015

IN VIAGGIO PER NEW YORK


Giovedì 29 Ottobre alle 08.00 inizia il viaggio che ci porterà da Trieste a Venezia, a Londra e finalmente a New York.
Non vedo l'ora di correre, anche se non oso confessarmelo.
Va tutto bene; arriviamo puntuali e adrenalinici nella Grande Mela.
Sono a New York: la città che da ragazza mi faceva fantasticare, dove sono stati girati film bellissimi ed indimenticabili. Le luci, il traffico, i grattacieli, i taxi gialli, le macchine enormi, i baracchini con gli hot-dog ad ogni angolo di strada, i negozi che occupano palazzi interi ... Immagini di una città che per certi versi mi sembra già di conoscere.
Dal momento in cui lascio il pullman, ultimo rifugio sicuro intorno a me, mi sembra che la mia testa sia avvolta dentro una grande bolla d'aria.  Perché si  dissolva dovrò aspettare domenica mattina quando oltrepasserò la linea di partenza del Ponte di Verrazzano sulle note di "New York New York".
Ho vissuto due giorni in cui corpo e mente non sono più in sintonia, spettatrice degli eventi di cui sono protagonista.
Mentre passeggio, mangio, cerco di scoprire e di appropriarmi un po' di questa città, un pensiero mi attraversa ricorrente il cervello: talvolta improvviso e inaspettato, talaltra evocato e cercato.
In questa alternanza di richiamo e di allontanamento tutto è fluttuante e inafferrabile, meno uno cosa: domenica 1 Novembre: la partenza, la gara, il traguardo.

Il primo appuntamento è al Villaggio Maratona per il ritiro del pettorale. Un'organizzazione perfetta e inappuntabile; l'incontro con i volontari che ci assisteranno anche nei giorni successivi: sorrisi, incoraggiamenti, disponibilità e efficienza, tanta efficienza.
So già qual è il mio numero: me lo hanno comunicato prima di partire e non poteva essere numero più bello: 46209.


Quattro - Sessantadue - Zeronove.
Sessantadue: il mio anno di nascita.
Zeronove: il mio mese di nascita.
Quattro: il desiderio che si sta trasformando in pronostico. L'obiettivo di finire la maratona in cinque ore con quel numero quattro all'inizio del pettorale mi trasmette fiducia.
L'imponenza del Villaggio invece mi fa venir voglia di fuggire via, di allontanarmi alla ricerca di un po' di quiete: cosa meglio di una corsa?


Raggiungo Central Park South nella zona di arrivo della maratona.
Moquette, bandiere, transenne, addetti che si agitano in tutte le direzioni per completare gli ultimi allestimenti.
Decido di dirigermi verso un'area meno affollata del Parco.
Inizio a correre, ancora un po' rigida per il lungo viaggio e stordita dal fuso orario. Mi allontano dalla confusione per poi ripiegare dopo un paio di chilometri verso un percorso più affollato dove ai lati spicca la scritta "Route marathon" e comincio a seguirla. Le gambe avanzano da sole mentre percorro gli ultimi cinquecento metri in salita  prima della finish line e vedo, finalmente dal vivo dopo averlo immaginato decine di volte, il traguardo di quella che da lì a due giorni sarebbe diventata la mia prima maratona.



Per stemperare la tensione e rompere l'immobilità  dell'attesa sabato mattina acquisto un "sightseeing" per Manhattan: Times Square; Madison Square Garden, Empire State Building, Fifth Avenue, Gran Zero ...
Lasciata alle spalle l'atmosfera emozionante e surreale di Gran Zero passo a quella goliardica del Toro di Wall Street dove i turisti sostano per farsi fotografare toccando come buon auspicio la statua.
Davanti a me quattro giovani runners francesi si mettono in posa ... Scaramanzia vuole che anch'io mi inginocchi per la foto di rito.


Appena il tempo di rientrare ed inizia la riunione tecnica prima della gara.
Saluti, presentazioni, consigli, applausi, in bocca al lupo ... sembra tutto maledettamente semplice; centinaia di runners, in prevalenza uomini, mi appaiono come tanti Iron Men: sicuri e irraggiungibili. Mancano poche ore ormai e sento che la mente gira a vuoto: più mi sforzo di concentrarmi e cerco di trovare un punto fermo da cui ripartire, più mi sento vagare tra le nuvole.
Ancora un appuntamento: il "Pasta Party" per fare il pieno di carboidrati.
Passeggiatina a Times Square e sosta da Starbucks per un caffè finale, non per me ovviamente.
Il tempo scorre, ormai sono le undici. Per fortuna stanotte tornerà l'ora solare (una settimana dopo rispetto all'Italia) e guadagnerò un'ora di sonno. La città è in pieno movimento: è la notte di Halloween, ma io desidero solo raggiungere la mia stanza.
Saluto gli altri nella hall e, finalmente sola, vado a preparare la roba per l'alba di domani.



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