… E altre storie

sabato 29 ottobre 2016

NON C'E' DUE SENZA TRE, MA ....



Non c'è due senza tre, ma ... "Com'è dura Venezia" parafrasando il titolo di una famosa canzone degli anni sessanta.
Finita, ho conquistato anche questa medaglia.
Non ci credevo molto: perché l’ho preparata in sole otto settimane; perché in questo lasso di tempo mi sono fermata ben due volte causa due cicli di antibiotici; perché vedevo che nonostante gli sforzi qualcosa continuava a non girare nel verso giusto.
Mi dicevo: “Non può andare sempre tutto come programmato” … Però mi dispiaceva. 
Il mio desiderio di perfezione ne soffriva finché ho elaborato che, comunque vada, dovevo partecipare e cercare di divertirmi il più possibile.
E così è stato: lo confermano i miei sorrisi, quelli che mi rimandano le foto ufficiali e che mi vedono impegnata, più o meno sofferente, ma felice di correre e, soprattutto, di arrivare.
Eravamo in sei: alcuni alla prima maratona, altri alla ricerca del personal best ed io che mi domandavo cosa ci facessi in mezzo a loro, i "Runners Disagiati" abituati a correre alle cinque del mattino e a fare tempi che io non posso nemmeno immaginare.
Mi sentivo un po' "Brutto anatroccolo", ma tant'è. 


Mi hanno accolto nel loro gruppo ed insieme abbiamo affrontato il pasta party, la colazione, la trasferta da Mestre a Stra, l'attesa, la consegna delle sacche, i riti pre-partenza... Insieme fino a circa le 09.15 quando ognuno è entrato nella propria gabbia e le nostre strade si sono divise.
Le nostre strade si sono divise e si sono incrociate con altre storie. Ho incontrato Elisabetta che la sera prima, chiuso il negozio a La Spezia, è salita in macchina con il marito ed è arrivata a Mestre a notte inoltrata, ha dormito poche ore ed ora si ritrova sola e con tanta voglia di chiacchierare nella gabbia fucsia per affrontare la sua prima maratona. Le sue tre amiche, con le quali si era allenata durante l'estate, all'ultimo momento hanno dato forfait ... Abbiamo corso dei lunghi tratti insieme, per poi perderci di vista e ritrovarci casualmente a fine gara con la nostra medaglia al collo, provate, ma soddisfatte.
Ho conosciuto Marco che mentre corre non risparmia battute e spiega che quella è la sua 320 ma maratona !!!! Dice che ha cominciato a 19 anni ed oggi ne ha 55: se va avanti così, alla media di quasi 9 maratone all'anno, dove arriverà? 
Compagni occasionali, di un paio di chilometri massimo, con cui dividi un'impressione, una parola che, anche se non te ne rendi conto al momento, ti aiuta ad andare avanti.
Incontri anche lo sbruffone che racconta che il suo massimo lunghissimo in allenamento è stato di 12 km ... e allora tu lo lasci parlare e lo lasci anche, guarda caso, rapidamente alle spalle.
E poi c'è il runner preparato che mentre ti racconta tutta la vicenda del parco S. Giuliano, spiegandoti che là sotto c'è una ex discarica e che proprio lì affronterai una delle salite più impegnative di tutto il percorso, lancia un grido e si ferma in preda ai crampi ...
Storie di runners, storie di gente comune che spesso con un paio di scarpe da corsa ai piedi si trasforma: per tutti domani saranno eroi, magici uomini irraggiungibili che hanno corso per 42 km. e hanno vinto: hanno vinto nella gara quotidiana con loro stessi.
Ed io? Io correvo secondo il mio ritmo. Pensavo a New York nemmeno un anno prima e mentalmente ripassavo i tempi, i parziali, i chilometri corsi e quelli ancora da correre, i chilometri che mi separavano dal prossimo ristoro, la media da tenere.
Numeri e numeri per aiutare la mente perché quando cominci a sbagliare le somme ti accorgi che stai cominciando a cedere e allora raccogli tutte le tue energie e ti concentri sul prossimo ristoro.
Sono arrivata al trentesimo chilometro alla fine del Parco San Giuliano ancora in forze per misurarmi con il temutissimo muro.


Il trentesimo chilometro nella Maratona di Venezia coincide all'incirca con il Ponte della Libertà: un nastro d'asfalto lungo poco più di 4 km. che collega la terra ferma con la laguna. Due strade a doppia corsia, binari ferroviari, piloni e vento ... in lontananza il campanile di San Marco. Per accedervi si oltrepassa una rampa che è una delle poche, ma impegnative salite.
Mentre supero il cavalcavia mi ricordo delle parole del mio allenatore:
"Attenta al ponte: se non perdi la testa, è fatta".
Ho capito subito cosa intendeva.
Imboccato il ponte ho visto diverse persone ferme a combattere contro i crampi e tante che camminavano.
Il primo pensiero è stato: "Cammino così mi riposo un po'".
Quando corro mi concedo qualche passo ai ristori, ma so per esperienza che se si abbandona la corsa per la camminata si spezza il ritmo ed è difficilissimo riprendere.
Tengo duro; senza fretta supero più di qualcuno; conto i chilometri che qui veramente sembrano non passare mai, passo dopo passo; penso alle cose più disparate, ma soprattutto penso che all'arrivo ci sarà Gianni e riprendo a spingere.
Arrivo a Venezia provata: ormai non mi resta che affrontare i quattordici ponti negli ultimi tre chilometri di gara e poi finalmente sarà finita.
Mi do' la carica: il primo ponte, il secondo, il terzo ... ne conto sette, ma potrebbero essere benissimo otto o sei perché la mia testa è ormai stanca.


Ecco il ponte di barche sul Canal Grande che ci porta diritti verso piazza San Marco. Giro della piazza con la gente che applaude e incoraggia; ma io non vedo più niente, voglio solo finire.



Supero anche i ponti mancanti e quando sono in cima all'ultimo sciolgo la bandiera e me la metto sulle spalle. Lo so che siamo in Italia e forse non ha molto senso, ma questa stessa bandiera mi ha accompagnata  a New York il 01 novembre 2015 e a Zurigo il 24 aprile 2016: come poteva mancare questo 23 ottobre a Venezia ?
Mentre impegno la discesa vedo la sagoma di Gianni che si sporge tra la folla.
Lo chiamo.
Ci salutiamo.
Corro felice verso il traguardo: improvvisamente ho fretta di arrivare.


Concludo la mia terza maratona, la più sofferta credo, con un real time di 04.38:26



Quando il volontario mi mette la medaglia al collo, mi scappa anche la lacrima: "Coraggio è finita, brava".
Non è vero che è finita. Dopo i festeggiamenti, le congratulazioni, i commenti, quando rimango da sola cerco di ricostruire la mia gara.
Ripenso ai momenti più difficili, mi dico che posso fare meglio, che c'è ancora da lavorare, ma adesso ho bisogno di riposarmi un po'.
Tre maratone in un anno: chi l'avrebbe mai detto?
"Adesso posso considerarmi una runner?" chiedo al mio allenatore.
"Più che una runner: una maratoneta".

domenica 16 ottobre 2016

ORMAI CI SIAMO


Archiviata la Barcolana, sono tornata agli allenamenti: martedì, venerdì, domenica.
Ripetute, allunghi, salite, discese, ancora salite e ancora discese. Una volta, due, tre ...... dodici, tredici, quattordici: come i ponti che mi aspettano a Venezia.
Ce l'ho fatta, ma le gambe erano in forma, non certo gambe che hanno corso già per quaranta chilometri.
Tra meno di una settimana sarò a Venezia e con me ci saranno diversi altri runners triestini: alcuni alla prima esperienza, altri veterani; alcuni veloci, altri più lenti.
La posta comincia a riempirsi di messaggi : conferma iscrizione, consigli utili per correre al meglio la 31ma Venicemarathon, apple da scaricare ...
La rete del dono è stata attivata ed ha raggiunto il 40 % dell'obiettivo: in due settimane non è poi così male e qualcuno forse ancora si aggiungerà.
L'adrenalina sale e con essa la gioia per esserci, comunque, indipendentemente dal risultato.
Quando ti alleni per una maratona, tutto viene subordinato ad essa e quando finalmente la data si avvicina, ti interessa solo correrla.
Meno di una settimana all'alba.
Adesso la testa corre alla borsa da preparare; alla scelta della tenuta da gara; alle previsioni del tempo che sembra sarà clemente; ai voucher dell'albergo.
Sui social si incrociano le richieste di consigli ed ognuno dice la sua ... tanto poi ognuno di noi quel giorno sarà solo con se stesso, ma anche questo domandare e rispondere oggi serve a scaricare un po' la tensione.
New York - Zurigo ed ora Venezia ... questa volta non ho completato gli allenamenti causa alcuni imprevisti di salute, ma il 23 ottobre correrò comunque: con tutta la mia gioia, con tutta la mia rabbia, la mia tenacia e la mia voglia di centrare anche questo obiettivo.
Se vuoi aiutarmi e sostenere la mia corsa, ricorda che a Venezia correrò per la ricerca, per sostenere un progetto dell'AIRC  "Insieme contro i tumori femminili".
... E quando non ce la farò più penserò a te che mi hai supportato e sono sicura troverò la forza per avanzare un altro po'.
Questo è il mio contatore:
https://www.retedeldono.it/it/iniziative/associazione-italiana-per-la-ricerca-sul-cancro/paola.lugnani/23-ottobre-una-nuova-sfida
Grazie e a presto


giovedì 6 ottobre 2016

IN SALITA LA STRADA PER VENEZIA


L'appuntamento con Venezia si avvicina; venerdì è arrivata la conferma dell'iscrizione eppure questa volta la preparazione sembra proprio non girare.
Dopo la pausa forzata e la rinuncia alla mezza di Udine ho ripreso con convinzione gli allenamenti, ma purtroppo questa settimana sono costretta a fermarmi di nuovo: un'altra infezione e un'altro ciclo di antibiotici.
A meno di venti giorni dalla maratona accuso il colpo.
Fosse successo l'anno scorso sulla strada per New York probabilmente ne avrei fatto una malattia, ma oggi sono più fatalista: non può andare sempre bene.
Ho fiducia di riprendermi presto e completare meglio che posso le ultime due settimane che mi restano e poi ... "vada come vada".
Quel giorno ce la metterò comunque tutta e poi questa volta ho uno stimolo in più : non correrò sola.
Il 29 settembre ha preso avvio ufficialmente la campagna Nastro rosa di AIRC con l'accensione del Duomo di Milano in rosa.
Anch'io ho scelto di prendere parte a questa grande campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi aderendo alla rete del dono e sposando il progetto AIRC "Insieme contro i tumori femminili". Per questo alla Venice Marathon indosserò la maglia della ricerca.
Se vuoi sostenere insieme a me la ricerca dona sul contatore:
https://www.retedeldono.it/it/iniziative/associazione-italiana-per-la-ricerca-sul-cancro/paola.lugnani/23-ottobre-una-nuova-sfida



mercoledì 21 settembre 2016

RINUNCIARE NON E' MAI FACILE


Questo è il pettorale che non ho mai usato: eppure ero sicura che domenica avrei corso la mezza maratona di Udine.
Troppo sicura.
Un'infezione in corso ed una terapia antibiotica mi hanno spinto a decidere di non presentarmi al nastro di partenza, benché fino all'ultimo avessi sperato il contrario.
Rinunciare è sempre una scelta difficile, ma se lo fai per un obiettivo la delusione è meno forte.
E stasera ho ripreso gli allenamenti: ripetute sui 1000 m. per vedere quanto mi è costata questa sosta forzata ...


sabato 17 settembre 2016

APPUNTAMENTO A UDINE


Dopo Klangenfurth e un po' di ferie gli allenamenti sono proseguiti: con  il caldo, con il buio; talvolta insieme, più volte da sola; regolari o con difficoltà.


In questo periodo faccio piuttosto fatica ad ingranare: l'umidità che non molla, il lavoro che impegna, la spossatezza che si fa sentire con i malori grandi o piccoli che si trascina dietro.
E tra una prova e l'altra domenica si corre un'altra gara.
Sempre noi tre in trasferta, questa volta a Udine.
Quasi all'improvviso ieri si sono abbassate le temperature e il sole ha lasciato il posto alla pioggia.
A Udine, come detto saremo ancora Rita, Paolo ed io.
La "Corte dei Miracoli" come ci ha definiti Rita: io sono sotto terapia antibiotica da tre giorni ormai, Rita combatte con gli antidolorifici e anche Paolo accusa un po' di stanchezza.
Domenica mattina alle sette saremo comunque pronti in piazza Primo Maggio a Udine, uniti ad affrontare anche quest'avventura.
Non saremo sportivamente parlando molto preparati, ma scriveremo comunque una giornata di storia che resterà nei nostri cuori.
Ieri ho rivisto i pettorali, le medaglie e i diplomi delle mie nove mezze maratone: ognuno di essi mi raccontava una storia diversa, un'emozione forte, ma mai uguale.
Pensavo di averle archiviate come numeri, semplici ore, minuti, secondi ... ma non è così. Mi sono resa conto che per me sono tutte uguali: dalla più lenta, alla più veloce; dalla più monotona alla più divertente: ognuna di esse mi racconta una storia diversa e ha contribuito a farmi diventare quella che sono.
Non so ancora se correrò a Udine: deciderò quella mattina in base a come mi sentirò.
Vorrei correre e vorrei fare un tempo decoroso.
La gara di domenica avrebbe dovuto essere un test per la prossima maratona, ma se non sarò in forma e se avrò le gambe molli sarà più saggio rinunciare: qualche volta bisogna saper dire di no.




venerdì 16 settembre 2016

TEST DI FINE ESTATE


E anche la maratonina di Klagenfurth è stata archiviata: sono passate più di tre settimane ormai e l'obiettivo successivo è vicinissimo. Non ho scritto nessun post perché subito dopo la gara sono partita per le ferie, dimenticandomi finalmente del computer.
Ho corso a Klagenfurth in un bellissimo week end d'agosto; siamo partiti da Trieste in tre, Rita, Paolo ed io, già il sabato mattina. Ci aspettava un fine settimana di corsa e di ore trascorse in amicizia. Lì abbiamo incontrato altri triestini, compagni di allenamenti e di corse: chi più forte, chi più lento, ma tutti uniti nel nome dello sport, della gioia di condividere e dello stare in compagnia.
Sosta in albergo per lasciare le borse e poi subito al Villaggio per ritirare i pettorali. Giro per gli stand con sosta obbligata e non per questo meno piacevole allo stand Bavisela: saluti, foto, in bocca al lupo.


Apprezzo tantissimo questi momenti: ritrovarsi e condividere. Per me la corsa è stata anche questo: trapiantata a Trieste già grande, mi sono sempre mancate le amicizie quelle vere, durature, che si formano sui banchi di scuola e continuano per tutta una vita. Lo sport ha colmato questa mancanza: ho conosciuto parecchia gente e con molti di loro si è creato un vero legame che, gara dopo gara, si rafforza.
La giornata è iniziata all'insegna dell'allegria, tutti più  o meno preparati ... sicuramente un po' meno visto che abbiamo trascurato gli allenamenti a causa del gran caldo estivo.
Un test per iniziare a fare sul serio?
Forse.
Sicuramente voglia di correre insieme, di aspettare la partenza uniti ridendo e prendendoci in giro per stemperare la tensione che, in ogni caso, c'è sempre prima di una gara...  E quando arriva il colpo di pistola, come ogni volta, ci sparpagliamo seguendo ognuno il proprio ritmo.
Il proposito di qualche allenamento insieme e la promessa di ritrovarci presto per il prossimo appuntamento: la 17ma maratonina di Udine, la mia decima.
Ancora insieme, ancora noi tre.




domenica 14 agosto 2016

DOPO TANTO, UN LUNGHISSIMO


Dopo un'estate passata "corricchiando" ieri ho corso un lungo degno di questo nome: 19 km. di strada sterrata con diversi saliscendi. E' stata dura, ma sono arrivata in fondo, con la soddisfazione tutta personale di avercela fatta.
Per me, runner amatoriale, è importante mettere chilometri nelle gambe.
Tra una settimana parteciperò alla maratonina di Klaghenfurth e purtroppo non mi sono allenata come avrei voluto, ma aver corso una lunga distanza mi dà la serenità necessaria per augurarmi di concluderla senza incappare in qualche infortunio.
Riaffrontare la fatica di un allenamento impegnativo e renderti conto mentre stai correndo che ce la puoi fare ti da' una certa carica ... Poco importa se per farlo sacrifichi il sabato o se ti ritrovi a cenare alle dieci di sera in compagnia del tuo cane che aspetta solo di scendere per un'ultima passeggiate con te, mentre gambe e ginocchia reclamano unicamente il piacere di un divano.


Lo sport è impegno, fatica, costanza ... ma lo sport è anche gioia alla stato puro, soddisfazione, forza e mai come in queste giornate di Olimpiadi te ne puoi rendere conto.
Un "Brava" e un "Forza" particolare a Veronica Inglese che al suo debutto in un gara velocissima dei 10.000 metri, tanto veloce da segnare il nuovo record del mondo, è caduta ed ha avuto il coraggio di rialzarsi e di concludere la sua prova, in mezzo ad un pubblico urlante che incitava la nuova primatista Ayana, dimenticandosi delle altre trentasei atlete che correvano dietro di lei.
Veronica ha proseguito la sua gara, comunque felice di essere lì e orgogliosa di tagliare il traguardo.
Ed oggi appuntamento con la maratona femminile: Anna Incerti, che ho avuto il piacere di conoscere un paio di anni fa, Valeria Straneo e Catherine Bertone ci regaleranno tra poche ore altre emozioni.


giovedì 11 agosto 2016

FINALMENTE CORSA


Sono passate alcune settimane dal mio ultimo post, settimane difficili per gli allenamenti: qualche ripetuta, poche in verità, qualche lungo in relax, un paio di lunghissimi mal riusciti e un pomeriggio al pronto soccorso ... 
La meta si avvicina anche se non è mai stata così lontana in quanto a preparazione, ma proprio in questi giorni ho ritrovato il piacere delle uscite in gruppo: corse iniziate chiacchierando, dove il fiato impegnato per parlare ruba energia alla corsa, ma al tempo stesso ne accelera il riscaldamento. 
Martedì con noi c'era Alessandra, giovane runner milanese di passaggio per le vacanze e in preparazione della sua prima maratona. Uno scambio di esperienze, un'ora di sport insieme, tante cose da raccontarsi e l'augurio di una nuova amicizia.
Tra dieci giorni si parte per Klaghenfurth ... Nessuna ambizione di tempi, solo il piacere di un week end diverso e la voglia di correre in compagnia. L'obiettivo sarà quello della mia prima mezza: arrivare al traguardo. 
E' stato un anno ricco di successi: da settembre a maggio 2 maratone e 5 mezze maratone, un po' di relax non può fare male. Lo dico per giustificarmi: perché avrei voluto fare meglio, perché in realtà mi sono goduta un po' di pausa dopo un anno che definirei "complicato" (sport a parte), perché sto già pensando di abbandonare a breve i ritmi molli dell'estate per ricominciare ad impegnarmi più seriamente e perché, soprattutto, c'è la mia terza maratona che mi aspetta. 

martedì 19 luglio 2016

TEMPO DI RIPROGRAMMARE




Da circa un mese ho finalmene ripreso a correre: dapprima mezz'ora e poi progressivamente ho aumentato fino a correre per un'ora di fila.
... Poi è arrivato il caldo, il grande caldo a rallentarmi, ma ormai è tempo di riprogrammare.
E' un po' presto per pensare ad una maratona, ma ad una mezza sì: come allenamento e per riprendere l'abitudine alle uscite costanti, agli allunghi, alle ripetute e ai primi lunghissimi; per riprendere l'abitudine ad un po' di disciplina sportiva, per neutralizzare con una corsa le preoccupazioni giornaliere.
Quando riprendo a correre dopo una pausa inevitabilmente lo faccio con molta fatica, più mentale forse, che fisica: correre anche solo per cinque chilometri esige un certo impegno ma la soddisfazione che ne ricavo è sempre grande e un po' alla volta, mano a mano che aumento i chilometri, ritrovo le sensazioni delle prime corse che mi hanno fatto appassionare a questo sport: sfida perenne con me stessa, ma anche conquista e voglia di ricominciare per essere ancora un pochino più forte ... e ancora un pochino ...
Estate tempo di vacanze e di ferie per chi può, ma anche tempo di stare all'aria aperta, di caldo, di sole.
Qualche giorno fa mi sono incontrata con i miei amici runners per organizzare la trasferta a Klegenfurth: 21 km. partendo da Velden, costeggiando il lago e con arrivo, appunto a Klagenfurth. Siamo in tre, lo zoccolo duro del nostro gruppo, ma sicuramente in Austria ci riuniremo ad altri runners Bavisela.
Manca poco più di un mese e devo cominciare a fare sul serio... più facile a dirsi che a farsi. Ho una tabella che prevede i lunghi il fine settimana con aumento progressivo dei chilometri ed altre due uscite settimanali per lavorare un po' sulla velocità.
Stasera, per cominciare, un po' di ripetute ...



giovedì 9 giugno 2016

RIPOSO OBBLIGATO


Ci sono momenti nella vita in cui bisogna necessariamente fermarsi: si accantonano delle cose e ci si dedica ad altre ... Non è detto che lo scambio sia sfavorevole: semplicemente si riprogrammano i propri impegni e in una giornata in cui gli allenamenti sono già il frutto di un sapiente lavoro di organizzazione, incastro e limatura, la corsa non può che essere rinviata.
Ormai è un mese e mezzo che non indosso le scarpe da running: unica eccezione l' 8 maggio quando ho partecipato alla 21.Green Europe HalfMarathon nella mia città, nella prima domenica di caldo estivo e senza aver corso, dopo la maratona di Zurigo, nemmeno un chilometro.
Per nulla al mondo avrei voluto rinunciare a correre questa gara ed oggi ricorderò questa giornata per  il numero di amici che ho incontrato e non per il personal best su questa distanza che avrei potuto realizzare (e non ho realizzato) sulla scia della maratona.
Correre in casa è un'altra cosa, soprattutto se ti dai appuntamento sin dalle prime ore del mattino con i tuoi "vecchi" compagni di allenamento.
Eravamo più di duemila ad aspettare i bus navetta che ci avrebbero portato a Duino, in prossimità della linea ufficiale dello start: saluti, "in bocca al lupo" e battute fioccavano da tutte le parti; sole e musica facevano il resto. La partenza prevista per le h. 09.50 è slittata di alcuni minuti e nell'attesa fu subito evidente che la giornata sarebbe stata calda, molto calda.
Foto, selfie, battute ... questa volta intorno a me c'erano loro: quelli che mi hanno vista crescere sportivamente, che hanno creduto in me e che oggi mi apostrofano chiamandomi "maratoneta" ... io che maratoneta proprio non mi ci sento, ma che da queste esperienze ho ereditato una grinta invidiabile.


La Bavisela è innanzitutto una festa per la città, a cui tutti vogliono partecipare: l'atleta super-allenato e la famiglia con bimbi e cane al seguito:10.000 persone che con le loro maglie colorate si snodano lungo la strada costiera e confluiscono in Piazza Unità nell'abbraccio collettivo di un'intera città che si stringe intorno a loro.
Questa volta al traguardo mio marito non c'era, bloccato a casa da un incidente in moto che gli ha causato la frattura del ginocchio e per me l'arrivo ha avuto un sapore diverso.
Cercavo con gli occhi i miei genitori, in particolare mia mamma, a cui avevo dedicato una scritta sulla maglia, ma impossibile individuarla tra tutta quella folla.


All'arrivo mi sono sentita comunque chiamare per nome ed ho trovato il volto sorridente di Manuela: abbiamo iniziato a correre insieme tre anni fa poi lei ha abbandonato e ci siamo perse di vista.
Ma la vera sorpresa l'ho avuta quando sono andata a recuperare il mio zaino.
L'organizzazione aveva previsto per la consegna delle borse decine di autobus divisi tra uomini e donne e a loro volta tra numeri di pettorale. Quando sono salita sul mio mi sono trovata di fronte una bella signora bionda che stava finendo di cambiarsi. Non mi ricordo come è stato: se lei ha chiamato me o se io ho chiamato lei, fatto sta che entrambe abbiamo dato voce ad un volto che fino ad un attimo prima era solo un'immagine di profilo su facebook.
Nadia non è di Trieste e noi, dopo aver stretto amicizia proprio grazie a questa passione che ci accomuna (lei però è più veloce di me) ci eravamo già sfiorate in occasione della mezza maratona di Dolo  (La maratonina dei Dogi  - post del 09/04/2016). Un suo commento ad una mia foto mi informava che quella mattina mi aveva vista durante la gara, ma non mi aveva chiamata per non sembrare invadente. Nonostante ci fossimo ripromesse di incontrarci quando sarebbe arrivata a Trieste per la mezza, non avevamo fissato nessun appuntamento: ci ha pensato il caso a farci incontrare facendoci salire entrambe sullo stesso pullman nello stesso arco di tempo, né un attimo prima, né un attimo dopo.
L'8 maggio ho dato un volto anche ad un amico incappucciato. In questo caso ovviamente è stato Francesco a chiamarmi mentre indugiavo al traguardo di Piazza Unità aspettando l' arrivo degli ultimi atleti della maratona. Non avrei mai potuto altrimenti conoscere uno dei fondatori della meravigliosa pagina Bros To Run, che tantissimi runners seguono fedelmente: è stata la classica ciliegina sulla torta. Con Francesco ci eravamo conosciuti mentre stavo preparando New York;  Bros To Run mi ha seguita settimana dopo settimana e alla fine ha pubblicato un mio racconto della maratona, raccogliendo diversi like che mi hanno permesso di conoscere in questo modo altri fantastici runners.
E così, con queste due volti nuovi, ho chiuso la mia ottava mezza maratona.
Da allora ho appeso le scarpette al chiodo e smesso di vagabondare in facebook con il mio blog, ma è una scelta solo momentanea: proprio in questi giorni sto pensando di riprendere gli allenamenti e nella testa mi frulla l'idea di un'altra maratona, ma ... tempo al tempo. Sto vivendo una fase di transazione lavorativa ed ovviamente non posso programmare nulla, ma a breve ritroverò il tempo e le energie per correre. 




giovedì 5 maggio 2016

42 KM : SOFFERENZA E GIOIA



Anche questa maratona è andata e ne devo essere orgogliosa, ma questa volta non c'è stata l'esplosione di gioia di New York, sebbene l'abbia conclusa migliorando il mio tempo di 8 minuti.
Due giorni prima della gara mi ha raggiunto una notizia terribile: un giovane uomo si è tolto la vita gettandosi da una finestra del quarto piano. Il giornale non ha reso note le generalità, ma i suoi occhi velati e il suo sorriso malinconico mi hanno accompagnata durante tutto il percorso.
08.05: venticinque minuti allo start.
Mi sto togliendo la tuta quando comincia a grandinare. Intorno a me diversi stand per la consegna delle borse, suddivisi secondo i numeri di pettorali, ma non una tettoia o un riparo. Pesco dallo zaino un sacco nero, di quelli grandi e spessi dove, viste le pessime previsioni del tempo, avevo già praticato un foro per la testa e due per le braccia e me lo infilo rapidamente. Decido di cambiarmi: avevo indossato i calzoncini corti nonostante le temperature invernali della mattina, ferrea nella mia convinzione che una maratona va corsa così, ma vista la grandine mi arrendo all'evidenza.
Il tempo passa rapidamente: immobile, nelle immagini che mi rimanda di migliaia di runners che si preparano in silenzio (in Svizzera c'è tantissimo silenzio) e al tempo stesso veloce, nell'avanzare dei minuti sul mio Garmin.
Mi sistemo sotto un albero cercando di bagnarmi il meno possibile; sfilo le scarpe e ci appoggio i piedi sopra schiacciandole per cercare di non inzupparmi le calze con il pensiero assurdo che non avrei potuto correre 42 km. con i piedi bagnati.
Complice il mio sacco nero, in equilibrio sulle mie Asics, faccio il cambio di calzoncini.
08.12:  tra tre minuti chiudono il ritiro borse.
08.20: sono in fila davanti alla toilette, ma c'è troppa gente. Con un po' di esitazione comincio a chiedere alla signora davanti a me se correrà la maratona. Al suo diniego mi faccio coraggio e le chiedo se mi cede il suo posto nella fila.
Faccio lo stesso con la signora che ho ora davanti e con la successiva finché incappo in una bionda che mi blocca dicendo che lei parteciperà alla maratona. La fila avanza troppo lentamente. Conto le persone, calcolo un tempo medio per persona e concludo che ce la posso fare: a pelo, ma ce la posso fare. A quel punto la Svizzera che mi aveva bloccata comincia a fare lo stesso ed in breve mi trovo con solo due persone davanti.
08.28: due minuti allo start. Raggiungo velocemente il ciambellone della partenza; lo oltrepasso a ritroso infilandomi tra i top runners con ancora il mio sacco nero a proteggermi e proseguo.
Chiedo permesso e mi faccio strada: non mi importa di quello che possono pensare gli altri. Raggiungo i pacers delle tre ore, delle tre ore e mezza: devo proseguire ancora. Quattro ore, quattro ore e un quarto, quattro ore e mezza.
Sento un colpo di pistola alle mie spalle; mi sfilo il sacco e mi giro. La gente davanti a me comincia a muoversi: camminano veloci e lentamente cominciano a correre.
Eccomi nel mezzo della mia seconda maratona, senza aver avuto il tempo di emozionarmi, senza pensare a nulla.
Mi sto avvicinando alla linea dello start: premo il mio Garmin e comincio a correre.
Il cielo sopra le nostre teste rovescia ora pioggia che ben presto si trasforma in neve. I fiocchi aumentano, sfiorano gli occhi nonostante la visiera; il vento li manda sulla mia faccia : mi sento viva, viva e arrabbiata. Corro veloce, al di sopra delle mie possibilità per una gara così lunga, ma sono felice di correre, sono felice della neve, sono felice del freddo.
Non ho nessuna intenzione di rallentare: penso a Orazio e corro.
La neve mi colpisce la faccia; i piedi sfiorano l'asfalto dove la neve mista all'acqua ha creato un fondo scivoloso; l'aria gelida mi sfiora ... Vedo i suoi occhi velati e il suo sorriso malinconico e corro. Mi asciugo gli  occhi e corro, non so se lacrimano per il freddo o per la tristezza.
Il giornale ha scritto che ha lasciato una lettera dove spiega alla moglie che non ce la faceva più a sopportare il peso dell'incertezza lavorativa e del futuro ...
... Io dal febbraio del 2014 sono in solidarietà, poi in cassa integrazione e di nuovo in solidarietà: corro per combattere questa incertezza, per avere un obiettivo davanti, per avere la sensazione di fare qualcosa in un periodo in cui è così difficile fare.
Passano i primi dieci chilometri; al passaggio del primo quarto di gara mi accorgo di essermi lasciata alle spalle i pacers delle 4 h.15. Un tempo impossibile per me, ciò nonostante proseguo senza cambiare ritmo pur sapendo che più aventi sarò costretta a rallentare.
Al tredicesimo chilometro mi sento chiamare: "Ehi Bavisela, sei triestina?".
Scambio qualche battuta con un triestino che lavora a Zurigo ormai da sette anni e la tensione si allenta. Lui sta correndo la seconda parte della staffetta per cui lo saluto e risparmio il fiato per la mia gara.


Ormai stiamo uscendo dal centro e cominciamo a costeggiare il lago. Sarà così fino al 25.mo prima di fare il giro di boa e ritornare verso la città. Ai bordi della strada, nonostante tutto, gente che suona, canta, balla e ci incita. Adesso non piove nemmeno più. Comincio a rallentare: piedi bagnati, scarpe pesanti e mani gelate nonostante i guanti. Ai ristori bevo solo acqua: non ne ho saltato nessuno e non mi sono mai fermata. Decido che al prossimo mi fermerò per bere. Pessima idea: i muscoli delle gambe sono tutti indolenziti, sarà colpa della temperatura: da qui in avanti meglio tirare diritto.
Adesso la mente è concentrata sui chilometri che mi restano da correre. Al 29.mo cammino il tempo necessario per prendere una busta di carbogel per reintegrare i carboidrati in vista del temutissimo muro. Supero i chilometri successivi decorosamente: i più duri sono quelli dal 35.mo al 38.mo.
Mi sto avvicinando al centro di Zurigo; raccolgo le ultime energie e accelero. Sono una delle poche donne italiane in gara, addirittura l'unica della mia categoria. Anche se siamo in pochi e non ci circonda il pubblico festante di New York comincio a sciogliere la mia bandiera: l'ho legata intorno alla vita stamattina. Ho promesso a mia madre che all'arrivo la alzerò alta sopra la testa e non come l'altra volta solo sulle spalle.


Percorro le ultime centinaia di metri con il tricolore; qualcuno mi chiama, mi dice "Forza Italia".
Io sorrido: non importa se sto correndo da sola. Tra il pubblico, da qualche parte, so che c'è mia sorella ad aspettarmi e che dall'Italia mio marito segue il mio tempo sulla apple di Datasport.
Concludo in 4.35.52: miglioro New York, personal best.
Questa volta non c'è gioia, ma tanta soddisfazione di farcela nonostante tutto.
Saprò di lì a poco che la sera prima mia suocera è venuta a mancare e mio marito ha avuto un incidente, per fortuna non grave, e si trova al pronto soccorso.
Il mio cuore a questo punto è già in Italia: non vedo l'ora di rientrare.

giovedì 21 aprile 2016

MERCOLEDI' : 4 GIORNI ALLA GARA


Eccomi qua: ho archiviato l'ultima uscita in preparazione della maratona di Zurigo: "trenta minuti facili" recita la mia tabella, ma nonostante il sorriso tanto facili non sono stati.
Purtroppo l'imprevisto è sempre in agguato e questa volta ha deciso di manifestarsi quando ormai i bagagli sono praticamente pronti: domani mattina partenza alla volta di Venezia, ma da lunedì scorso un fastidioso dolore alla coscia non mi da' tregua. Un risentimento muscolare è abbastanza normale alle mia età: prima o poi passa ... anche se sarebbe meglio "prima".
Oggi sono un po' sottotono: sarà il problema alla coscia; saranno le previsioni del tempo per Zurigo che annunciano  per domenica mattina temperature tre i due e i quattro gradi e pioggia mista a neve; sarà la vigilia del viaggio e la tensione pre-gara ...
Poco più di cinque mesi fa stavo partendo per la mia prima maratona; ero ansiosa perché stavo per cimentarmi in qualcosa di completamente nuovo: non sapevo cosa mi aspettava, non potevo prevedere la mia reazione ... c'era solo tanta gioia e tanto entusiasmo perché stavo per realizzare il mio sogno: andare a New York ed andarci proprio per la maratona.
Ero felice e la mia felicità traspariva da ogni gesto, da ogni frase, da ogni sorriso ...
Domani parto per un'altra avventura. Non posso restare indifferente. Ho lavorato duro e oggi ho paura: paura di non riuscire a correre. Questo non dipende da me, non lo posso programmare al pari di un lunghissimo, di una gara o di una dieta.
In fondo però spero che prima di domenica il mio problema si risolva, non può essere altrimenti.
Domenica 24 Aprile - h. 08.30 - Zurigo: io sarò là e farò di tutto per correre questi 42 chilometri e 195 metri.  


giovedì 14 aprile 2016

10 GIORNI ALL'ALBA


Ormai ci siamo: tra una settimana si parte, gli allenamenti stanno volgendo al termine.
Domani farò l'ultimo lunghissimo di 16 chilometri e domenica parteciperò alla Promorun, 10 km. nel centro di Trieste: partenza di fronte a Piazza unità, giro lungo le Rive e passaggio in Porto Vecchio.


L'allenatore mi ha suggerito di correre ogni chilometro ad un secondo in meno rispetto al precedente, tralasciando il primo quando l'entusiasmo della partenza ci fa normalmente iniziare al di sopra delle nostre possibilità.
Da lunedì potrò concentrarmi unicamente sul viaggio.
Ho organizzato tutto da tempo, ma questa volta non c'è un'agenzia che pensa a tutto quindi meglio ricontrollare.
La maratona di Zurigo è anche il pretesto per un viaggio da sola con mia sorella. L'ultimo e unico (noi due sole) risale ad un secolo fa per festeggiare la mia laurea. In quell'occasione siamo partite in macchina alla volta della Baviera. Ora, più mature, ci permettiamo l'aereo.
Quella di quest'anno è la 14.ma edizione della maratona: non ci saranno i concorrenti né tanto meno il pubblico di New York e gli italiani che partecipano sono veramente pochi: per la mia categoria ad esempio ad oggi risulto l'unica italiana iscritta in mezzo a un'austriaca, un'australiana, alcune tedesche, una giapponese ... e naturalmente a decine di svizzere.
Il percorso si snoda all'interno della città vecchia e si svolge in gran parte lungo il lago.
Sono nata su uno dei nostri laghi più belli, quello di Como, dove ho vissuto per ventiquattro anni. Conosco le atmosfere e le luci dei laghi, il loro immobilismo e il loro fascino un po' malinconico, sarà un po' come ritrovare aria di casa.


A Zurigo da alcuni mesi vive mio nipote e questa sarà inoltre una bellissima occasione per andarlo a trovare: non ha saputo dire di no a questa zia tartarunner che dopo la follia di New York vuole cimentarsi di nuovo con la maratona.
La maratona insegna l'umiltà, a credere nei propri limiti e a superarli.
La maratona insegna l'impegno ripetuto e costante; insegna ad amministrarsi e a distribuire le forze; insegna a non lasciarsi sopraffare dalla fatica e dallo sconforto e a rialzarsi, sempre e comunque.
Per questo è così difficile preparare una maratona.
Per questo non puoi, dopo settimane di allenamento e di disciplina, desiderare altro che correrla, qualunque sarà il risultato.






sabato 9 aprile 2016

MARATONINA DEI DOGI


Le settimane passano veloci tra lavoro, allenamenti e impegni extra. Ho lasciato alle spalle il lunghissimo di 32 km. e lo scorso week end ho affrontato l'ultimo step: 36 km prima dello scarico.
Per quanto sofferta anche questa preparazione si sta avvicinando alle fasi finali e l'emozione comincia a farsi strada: paura di non farcela, dubbi sul lavoro fatto, ma anche voglia di misurarmi di nuovo con la maratona per vedere se riuscirò a confermare il risultato di New York.
Domenica 3 Aprile ho partecipato alla  Dogi Half Marathon, ma giusto per rendere le cose un pochino più difficili il sabato precedente ho fatto una sgambatina, come si dice in gergo, di 15 km.. Non che lo desiderassi particolarmente, ma l'allenatore mi ha suggerito di spezzare in questo modo il lunghisismo di 36 km che avrei dovuto affrontare domenica.
La giornata è bella, soleggiata e con un leggero vento.
I primi chilometri li corro all'interno del Porto Vecchio, quasi non volessi mostrarmi alla gente che affolla il lungomare, ma dopo una ventina di minuti esco allo scoperto e proseguo verso Barcola. Arrivo al Castello di Miramare e ritorno indietro fino all'imbocco del Porto; ancora un paio di giri e completo i 15 km.
La prima parte è fatta.
Nel pomeriggio parto per Dolo dove il giorno dopo alle 09.15 ci sarà la partenza della maratonina.
Quello che ho amato di questa gara è stata l'atmosfera che ho respirato: circa tremila partecipanti, più gli organizzatori, il pubblico, i volontari, riuniti in una meravigliosa giornata di sport.
C'era serenità nell'aria, voglia di partecipare, collaborazione e genuinità, come sempre dovrebbe essere quando si parla di sport e il percorso era fantastico: lungo la Riviera del Brenta, attraverso Dolo, Fiesso d'Artico, Stra e Mira con partenza e arrivo nella bellissima piazza Cantiere proprio di fronte ai famosi mulini e davanti alle acque del Naviglio del Brenta.


Quella dei Dogi è stata la mia settima mezza maratona: per la prima volta il colpo di pistola d'inizio è stato preceduto dall'Inno di Mameli: l'hanno suonato tutto, fino in fondo. Noi eravamo lì, accodati spalla contro spalla, con le nostre magliette colorate, le nostre bandane, i nostri cronometri pronti per affrontare la nostra sfida, alcuni in gruppo, altri da soli come me, ma tutti un po' emozionati. La musica risveglia i sentimenti e libera le emozioni ed io mi sono sorpresa a commuovermi: mentre i top runners iniziavano la loro corsa attraverso questo spelndido percorso ed io aspettavo di raggiungere il gonfiabile che avrebbe dato il via alla mia gara, mi asciugavo con aria indifferente le lacrime ... ma, in fondo, che c'è di male? Lo sport è innanzi tutto emozione.
E' stata una bellisisma gara lungo la Riviera del Brenta, con i suoi canali e le ville dall'architettura elegante.


Correvo guardandomi in giro ammirata: un occhio al cronometro ed uno al paesaggio e mentre correvo non potevo non ascoltare gli scambi di battute dei runners intorno a me e fare così tesoro dei suggerimenti che si davano.
"Corri in mezzo alla strada perchè sui lati la strada è in pendenza".
"Se mantieni questo passo ce la fai in due ore".
E ancora, ormai in prossimità dell'arrivo
"Se hai fiato per rispondermi non sei abbastanza stanca per cui puoi correre più forte".
.....
Mi sono divertita e, complice il percorso interamente pianeggiante, ho migliorato il mio personal best e ho completato divertendomi il mio ultimo lunghissimo in vista di Zurigo.


Medaglia al collo, orchidea consegnata a tutte le donne (eravamo in poche, solo il 15% degli iscritti), bottiglietta d'acqua in mano, girovagavo tra gli stand e ho visto quello della mia Società .
Quel giorno c'ero solo io a Dolo a correre per loro,io su più di tremila, e mi è venuto spontaneo fermarmi a salutare. Mi aspettavo come minimo un " Ciao, come è andata? ".
Niente.
Forse quell'uomo era stanco di starsene là, sebbene non fosse ancora mezzogiorno, forse aveva i suoi motivi per dimostrarsi così scostante, ma la domanda è sorta spontanea: "Serve mandare dei volontari a promuovere la nostra società e il nostro evento clou addirittura fuori regione, se queste persone si manifestano così apatiche? Se quest'uomo si è dimostrato così abulico nei miei confronti come può promuovere la nostra Bavisela?"
Considerazioni a parte si ritorna a casa: è il momento delle foto, dei selfie, delle condivisioni in facebook e dei twitter.
Alla fine una piccola sorpresa: un' amica di facebook, che non ho mai visto di persona, ha commentato una mia foto e mi ha scritto "Ti ho vista stamattina, ma non ti ho chiamata perché non volevo sembrare invadente".
Due persone, due modi diversi di comportarsi: qual è il migliore?   





mercoledì 23 marzo 2016

CORSA E FEBBRE


Dopo l'uscita in gruppo di martedì scorso con i ragazzi del triathlon comincio ad organizzarmi per gli allenamenti del week end: venerdì 5 km. a ritmo gara e domenica lunghissimo di 24 km.. Si sta finalmente prospettando un fine settimana non particolarmente impegnativo, con la primavera che proprio in questi giorni inizia a farsi sentire e che sembra archiviare, almeno per il momento, le precedenti giornate di pioggia
Invece da giovedì comincio a non star bene e ad interrogarmi sul da farsi: non proprio influenza, altrimenti sarebbe stato semplice decidere di rinunciare, quanto piuttosto quegli stati di raffreddamento che ti fanno stare in bilico tra la decisione di rintanarti in casa e quella di continuare tranquillamente con le tue attività, con il rischio di prolungare oltre modo il periodo d'indisposizione.
Decido saggiamente di rinunciare all'uscita di 5 km. per dedicarmi completamente al lunghissimo, fiduciosa che in un paio di giorni sarò di nuovo in forma.
Purtroppo però domenica mi si pone nuovamente l'interrogativo se rinunciare ad allenarmi: non voglio perdere un lunghissimo, in questa fase l'uscita più importante della settimana, ma dopo tanti ripensamenti devo a malincuore ammettere che sono troppo debole per correre così a lungo. Per trovare una risposta alla mia indecisione ricorro persino a Google dove trovo la "Regola  del collo " di David Nieman: 58 maratone all'attivo ed alcune ultramaratone.
In base a questa regola se i sintomi sono localizzati al di sotto del collo (tosse o bronchite) è consigliabile un po' di riposo, se invece si trovano al di sopra (raffreddore) non ci sono controindicazioni per affrontare l'allenamento. ... Ad avvalorare questa tesi una serie di studi e di ricerche compiuti sui corridori in diverse situazioni ed alcuni consigli sulla distanza limite da percorrere in presenza di semplice raffreddore, febbre o sinusite ...
Tutto molto interessante, ma forse un po' eccessivo: senza nulla togliere a queste riflessioni la regola d'oro per me è sempre quella banale, ma mai scontata, di "imparare ad ascoltare il proprio corpo". Sembra facile, ma spesso la nostra attenzione è troppo attratta da quello che accade fuori di noi e trascuriamo segnali importanti. 
Tra circa un mese partirò per Zurigo: concludo che è meglio essere prudenti.
E cosi, in questa prima domenica di primavera, mentre i miei amici su facebook postano immagini di gare podistiche, piste da sci, allenamenti di gruppo, mi ritrovo insolitamente ferma.


Oggi ho ripreso ad allenarmi e il Tempo mi ha regalato una serata di Bora; eravamo in gruppo e abbiamo fatto un po' di ripetute. Non sono ancora in forma, ma ho cercato di impegnarmi: nonostante il raffreddore mi impedisse di respirare bene, ho concluso insieme agli altri. 
Tra un paio di giorni mi aspettano 13 km. a ritmo gara ed un lunghissimo di 32 chilometri .... Zurigo è nell'aria. 

lunedì 14 marzo 2016

BORA E CORSA


Questo fine settimana ci regala un week di Bora con raffiche sopra i 100/Km orari. La meta si avvicina rapidamente e non posso permettermi di perdere gli allenamenti, soprattutto se si tratta di lunghissimi.
Vista l'impossibilità di correre sul lungomare, mi dirigo sull'altipiano: scelgo il percorso della Napoleonica con ritorno nel bosco lungo la via Crucis sperando che qui la forza del vento si attenui e con il doppio beneficio di sperimentare un po' di salite.
Arrivo al parcheggio a mezzogiorno e fatico a trovare un posto: in queste giornate di vento sferzante i Triestini amano passeggiare alla ricerca di luoghi riparati da dove possano godere la bellezza del paesaggio, soprattutto la domenica prima di recarsi a pranzo in una delle tante trattorie dell'Altopiano.
La Bora ha un fascino tutto suo: o la ami o la odi. Se pulisce il cielo da nuvole e smog però è sempre la benvenuta.
Sono in tanti ad affollare la strada, coperti da sciarpe e berretti: chi passeggia da solo, chi porta il cane; alcuni corrono e molti arrampicano lungo le pareti verticali di roccia che ne caratterizzano l'inizio.
Il sentiero è soleggiato e per gran parte al riparo della Bora. Quando arrivo in prossimità dell'Obelisco però le raffiche si fanno sentire in tutta la loro intensità e nel tragitto verso il quadrivio sono ancora più insistenti. Svolto a fatica verso la Strada Provinciale n. 35; raggiungo il parcheggio delle roulottes e mi inoltro nel bosco dove il vento arriva da lontano e dove mi cimento con le salite della Via Crucis. Arrivata al Santuario di Monte Grisa mi gratifico con una bella discesa, completo il giro e riparto impegnando nuovamente la Napoleonica.
Rifarò il percorso per tre volte, più alcuni giri intorno, sino a raggiungere i 28 km. previsti per l'allenamento di oggi.
Non è stato semplice, con la Bora che soffiava sempre in direzione contraria!
Ero quasi alla metà del terzo giro che l'ennesima sferzata di Bora mi ha fatto venir voglia di fermarmi. Ho dovuto concentrarmi su me stessa: non potevo non completare l'allenamento, non avrei avuto modo di ripeterlo. Ho pensato a tutto quello che avevo già fatto, anche nella preparazione per la prima maratona, e a quello che dovevo ancora fare: non potevo proprio rinunciare.
La corsa è anche un allenamento mentale. Quando affronti distanze più impegnative o quando non sei in forma è fondamentale l'aiuto che può darti la mente. Io sono solita suddividere i miei obiettivi in tanti piccoli traguardi per aiutare corpo e mente a procedere insieme. Superata la crisi, la conclusione è ancora più dolce.




martedì 8 marzo 2016

CORSA E FREQUENZA CARDIACA


Decido di affrontare gli allenamenti di questo mese in modo leggermente diverso.
Può sembrare banale, ma ho pensato di correre valutando la frequenza cardiaca.  In questo periodo mi sento spesso stanca: forse sarà la Primavera, che nonostante le piogge incalza, o forse sarò io, ma è proprio questa spossatezza di fondo che mi convince a fare questa mossa che peraltro valutavo da tempo.
Ho letto qualcosa in proposito, ma non sono sicura su come calcolare i valori di riferimento.
Inizio quindi la settimana con un piccolo test fatto sulla pista d'atletica in compagnia del mio allenatore, forte del fatto che qualunque consiglio lui mi dia io faccio il possibile per metterlo in pratica, vista la fiducia incondizionata che ho in lui e nelle sue capacità.
L'elaborazione dei risultati e l'indicazione dei valori da seguire non si fanno attendere.
La volta successiva devo correre 5 km. a ritmo gara e lo faccio impostando il cardiofrequenzimetro sulla frequenza minima e su quella massima che mi sono state indicate.
Il risultato è soddisfacente: ho rispettato il range per tutto l'allenamento e ho concluso al di sotto del tempo previsto.
... Piccola soddisfazione, ma risultato incoraggiante per me che dopo aver trascorso gli ultimi mesi ad aggiungere chilometro a chilometro sino ad arrivare ai mitici 42 della maratona, adesso cerco passo dopo passo di risparmiare anche solo qualche secondo.
E a proposito di test per verificare il mio livello di preparazione concludo la settimana con la partecipazione alla 38 ° Maratonina Transfrontaliera Città di Gorizia.
Si tratta di una di quelle gare che io definisco per "veri runners", quelli cioè che corrono realizzando tempi che nemmeno nel mio immaginario potrei mai conseguire. Queste gare, benché frequentate, non raggiungono mai numeri elevati di partecipanti e le mie prestazioni sono sempre verso gli ultimi posti della classifica.
Ma un runner è un runner comunque, fedele al credo di gareggiare ogni volta con se stesso e mi appresto ad affrontare la sfida.
Piove a dirotto per tutta la giornata di sabato e per buona parte della notte, ma vado a letto sperando in un miracolo finale. La domenica mattina infatti l'orizzonte mi regala uno sprazzo di sole; il tempo reggerà per tutta la mattinata prima di scatenarsi nuovamente con piogge torrenziali nella serata.
Questa volta sono sola, ma non per questo meno motivata.
Devo percorrere circa cinquanta chilometri per arrivare a Gorizia. Ho preparato tutto la sera prima, persino un cambio scarpe. Porto Pilla in giardino, mi preparo una super colazione e sono pronta per partire. Sono stranamente tranquilla: stanotte sono persino riuscita a dormire, forse proprio perchè affronto la cosa come un allenamento. Alla partenza incontro diverse facce note e chiacchero in attesa dello start.
Ferma vicino al gonfiabile aspetto che il mio Garmin si colleghi al satellite, ma oggi proprio non ne vuole sapere. Lo spengo e lo riaccendo un paio di volte inutilmente e proprio quando sto ormai realizzando che correrò solo basandomi sui cartelli dell'organizzazione che scandiscono ogni chilometro, si sincronizza.
Corro senza sforzare. Non conosco il percorso. Le indicazioni che ho trovato in internet sulla descrizione della gara si rivelano da subito inesatte. Avverto un po' di fatica verso l'ottavo ed il nono chilometro, ma ritrovo subito dopo il mio ritmo. Ogni cinque chilometri circa c'è il ristoro: un sorso d'acqua per sciacquare la bocca e due da bere. Non prendo integratori, non prendo nulla: voglio capire a che livello sono.
Verso il quindicesimo chilometro realizzo che se non cedo sono in linea con la mia ultima mezza, quella corsa sul Lago di Garda a fine novembre sulla scia della maratona di New York dove ho realizzato il mio PB. Non va esattamente così, ma chiudo in 2.10.24 , due minuti e ventotto secondi dopo.
Soddisfatta.

mercoledì 2 marzo 2016

LA MARATONA DEL CUORE


Nonostante non sia per niente soddisfatta di come sto correndo in questi giorni, sabato scorso mi sono iscritta alla Maratona di Zurigo.
Ma come, non riesco a concludere gli allenamenti come dovrei e sono così folle da iscrivermi ad una maratona? Mi sono montata la testa dopo New York?
No, semplicemente l'iscrizione a Zurigo è dettata dal cuore: a Zurigo studia mio nipote e la gara è un'ottima scusa per andarlo a trovare e poi ho davanti ancora otto settimane durante le quali, spero, posso fare ancora molto.
Questa volta mi sto allenando proprio da sola: dopo New York i miei amici si stanno godendo la meritata soddisfazione e corrono senza obiettivi precisi.
Ed io? Io sono partita con tanto entusiasmo come sempre, ma mi mancano le gare preparatorie in gruppo, le ripetute insieme per stimolarci a vicenda, l'impegno verso uno scopo comune.
Domenica ho archiviato la prima tabella, non bene come avrei voluto.
Il tempo non mi ha certo aiutata: la pioggia battente e la Bora mi hanno costretta a fermarmi all'undicesimo chilometro quando in realtà ne avevo in programma ventisette!
Ho concluso il primo mese di preparazione con parecchi dubbi e incertezze.
Confido di ritrovare presto la mia grinta, quella che leggendomi avete imparato a conoscere.



lunedì 22 febbraio 2016

MISSION IMPOSSIBLE


Continuo ad allenarmi, anche se il tempo non aiuta.
Domenica scorsa ho fatto due ore di corsa sotto la pioggia battente: sono partita dalla Stazione Marittima e sono arrivata all'interno del Parco di Miramare, davanti al bar.
Nonostante il tempo incrocio un paio di  turisti: proteggendosi con l'ombrello fotografano il profilo del castello che si staglia sul mare, sicuramente pensando a come sarebbe bello vederlo in una giornata di sole ... Noi abbiamo la fortuna di passargli accanto ogni giorno e, come spesso accade, non notiamo nemmeno più la sua bellezza.
Correre in mezzo al silenzio ha un fascino strano. Percorro le strade abitualmente affollate e le gambe avanzano veloci nonostante la pioggia.
Ogni tanto, malgrado stia attenta, incappo in qualche pozzanghera; ogni tanto, qualche automobilista maleducato, passa veloce e con i suoi pneumatici alza un'onda d'acqua che per fortuna mi sfiora.  Piedi, calze, scarpe, giubbetto a poco a poco si inzuppano ed io corro un po' più forte: felice di essere lì e al tempo stesso desiderosa di arrivare.
La seduta successiva allenamento di velocità: otto chilometri a ritmo gara. Questa settimana ho disertato le ripetute e desidero rifarmi. Mantengo un ritmo perfetto: concludo risparmiando qualche secondo.
In un soffio è già domenica ed è di nuovo tempo di un altro lunghissimo: 24 chilometri.
Questa volta il cielo mi regala una giornata quasi primaverile: sole e tanta gente che passeggia, un po' troppa per la verità. Parto decisa e mantengo un buon ritmo per i primi 16 chilometri, ma dopo il 17° comincio a rallentare. Sento che faccio fatica e per poche centinaia di metri mi ritrovo a camminare.
Finisco l'allenamento molto più stanca del previsto e un po' delusa. Il fatto di aver iniziato bene fa si che io abbia concluso mantenendo i miei standard, ma oggi mi sento proprio una "tarta-runner" per rubare un'espressione che ho letto in facebook qualche giorno fa.
Ho concluso una maratona, il che significa che riesco a reggere alle lunghe distanze; adesso dovrei cercare di migliorare un po' la velocità, anche se alla mia età penso sia praticamente impossibile: meglio puntare ad arrivare integra al traguardo.

martedì 9 febbraio 2016

PRIMA TABELLA PER LA MARATONA DI PRIMAVERA



Arrivata  a 9 km. è tempo di chiedere al mio allenatore la prima tabella di allenamento del 2016 ed il 18 gennaio, puntuale come sempre,la tabella arriva. Tre uscite la settimana: ripetute, corsa a ritmo gara, lunghissimo.
Mi sto allenando da venti gioni ormai: le gambe ed il fiato rispondono bene e i tempi sono leggermente migliorati rispetto all'anno scorso,  ma la mente non è ancora sufficientemente concentrata.
Ogni mercoledì mi trovo con il gruppo Apetu di Bavisela: ho sempre qualcosa da imparare correndo con gli altri; inoltre con il buio, il freddo, la pioggia e la nebbia, un po' di conforto e di spirito di squadra indubbiamente aiuta.


Quasi subito mi ritrovo impegnata nei primi lunghi: 18 km., 21 km., 16 km ...  il corpo e la mente si riabituano lentamente a correre.
Le distanze aumentano in progressione e per la fine di febbraio dovrò arrivare a 27 Km.
Faccio fatica ad allenarmi, più mentalmente che fisicamente.
Iscriversi ad una maratona significa infatti utilizzare tutte le risorse disponibili: fare la gimkana tra il lavoro e tutti gli altri impegni che compongono la tua vita, cercando di non trascurare niente e nessuno ... Ma l'energia e la soddisfazione che ne ricavi sono un ottimo motore propulsore.
Mi prendo ancora qualche giorno per decidere, ma dentro di me le idee sono già ben chiare: entro la fine del mese mi iscriverò  alla maratona e da allora ci saranno solo chilometri.



lunedì 8 febbraio 2016

LA PAGINA DI BROS TO RUN


 

Ecco il post di Bros to Run sulla mia avventura a New York


 30/01/2016
DA SOGNO A REALTA': la mia Maratona di New York

Non sono un’atleta, non sono giovane, non sono una sportiva.
Ho iniziato a correre per confrontarmi con me stessa, per avere un giorno qualcosa di speciale da raccontare ... perché in fondo ho sempre sognato di partecipare alla Maratona di New York, anche se ancora non lo sapevo.

LA GRANDE SFIDA

Nel febbraio del 2015 ho prenotato il pettorale per la Grande Mela con una buona dose d’incoscienza e tanto entusiasmo.
Da lì in avanti è stato un crescendo: le tabelle si sono succedute ad altre tabelle, mese dopo mese: allunghi, ripetute, lunghi, lunghissimi.Per rinforzare i muscoli ho curato l’alimentazione e mi sono cimentata in addominali e squat.
Sudore, gioia, soddisfazione, ma anche paura di non farcela, di non essere all’altezza.
Non ho mai mollato, forte dei miei progressi e della voglia di riuscire.
Il 1 Novembre 2015 alla fine arriva ed io mi trovo sulla rampa del ponte di Verrazzano ad affrontare con la gioia nell'anima la prima salita di questo lungo percorso.
Poco più di quattro chilometri prima di arrivare a Brooklyn ed affrontare l'ignoto: il bagno di folla del popolo newyorkese che ci accompagnerà da qui a Manhattan.
Nonostante tutto, il boato mi sorprende: uomini, donne, bambini, vecchi, bande musicali, cori gospel, gruppi rock.
"Go Paola, go", leggono il mio nome sulla maglia.
I bambini mi chiedono il cinque "Give me five".
Gli adulti gridano "Ciao Italia".
Mi guardo in giro e corro.
Non mi fermo. Mantengo il mio passo.
Di tanto in tanto guardo il cronometro: gambe e mente perfettamente in sintonia attraverso il mio Garmin. Voglio mantenere un'andatura costante e ogni mezzora riaggiusto il tiro: rallento se sto andando un po' troppo forte; accelero se sono un po' sotto la media che mi sono data; quarantadue chilometri sono tanti e voglio correrli tutti.

A META' STRADA

Arrivo al traguardo della mezza; me ne accorgo perché gli altri davanti a me alzano le braccia in un urlo unanime e liberatorio: fin qui è fatta, siamo a metà strada.
Dopo 24 km si avvicina il temuto Queensboro Bridge: circa 800 m in salita. Questo è l'unico tratto dove non c'è pubblico. Dopo tanto vociare siamo circondati dal silenzio: posso sentire il respiro affannoso di chi mi corre a fianco e il rumore dei miei passi sull’asfalto. Tanti camminano fin dai primi metri, alcuni si fermano a fare stretching, altri cominciano a cedere e li vedo vomitare appoggiati alle strutture in ferro.
Rallento. Gli allenamenti in salita sul Carso hanno aiutato, ma è comunque faticoso. Sfioro gli 8' a chilometro, ma ormai sto per arrivare in cima ed ecco che all'improvviso comincia la discesa: mollo, felice di avere superato quello che è uno dei punti più critici della gara.
La gioia mi fa aumentare la velocità: quando esco dal ponte il fragore del pubblico è enorme e le gambe volano da sole.
Siamo a Manhattan: inizia la First Avenue.

LA FIRST AVENUE

Da qui in avanti ci sono ancora più folla, più tifo, più colori.
La gente non smette di incitare; talvolta si rivolge proprio a me e mi chiama per nome e io non capisco perché stiano chiamando proprio me, ma è così ed è bellissimo che sia così: e allora saluto, alzo le braccia, faccio segno che tutto è ok e corro, corro, corro!
Guardo l'orologio: sono partita da tre ore, impossibile! Il tempo è trascorso troppo in fretta: tre ore di gioia e di divertimento senza sentire la minima fatica, semplicemente felice di essere lì.
La First Avenue sembra non finire mai: cinque chilometri di saliscendi, ma non li avverto: sono troppo concentrata ad ascoltare il mio corpo che per fortuna continua a rispondere bene.

IL MURO

Mi sto avvicinando al "muro" del trentesimo chilometro. La gente lo sa e, se possibile, ci sostiene ancora di più: offre pezzi di cioccolata e di banana; un signore distinto regge un vassoio pieno di caramelle; una ragazza tende una scatola di kleenex: tutti vogliono dare il loro contributo. Non mi fermo, mi basta l'acqua dei ristori ufficiali: uno sì ed uno no; il primo sorso per sciacquare la bocca, il secondo per bere. Unica concessione un integratore di malto più carbo gel al ventinovesimo chilometro per riequilibrare le scorte di carboidrati.
Finisco la First Avenue, attraverso il Bronx e poi Haarlem. Da qui non mi resta che raggiungere Central Park e sono arrivata.

L'EMOZIONE PIU' GRANDE

Al trentaseiesimo mi vengono in mente le parole del mio allenatore: "Quando arrivi al trentaseiesimo chilometro, massimo al trentottesimo, dai tutto quello che puoi: non risparmiare perché non ha più senso".
Sono passate quattro ore: ho corso nove chilometri ogni ora, costanti. Provo ad accelerare; recupero 16" nel trentasettesimo, ma li riperdo nel trentottesimo perché impegno un'altra lenta salita e le gambe cominciano ad essere più stanche della mia mente.
Sono dentro Central Park; ho oltrepassato la linea del 25° miglio; cerco di spingere ancora.
C'è troppa gente e non riesco a passare, ma recupero qualche secondo.
Corro in mezzo a due ali di folla; adesso al bordo della strada ci sono le bandiere di tutti gli stati: poche decine di metri, forse duecento.
Non vedo l'arrivo. Non vedo niente: solo la strada mezzo metro davanti ai miei piedi.
E' il momento di prendere la mia bandiera. Me la sono avvolta intorno alla vita stamattina alle cinque e lì e rimasta. Mentre affrontavo gli ultimi sforzi ha cominciato a scivolare perché il nodo era diventato troppo largo: segno inequivocabile della mia fatica ... ma adesso la sto sciogliendo. La sollevo sopra le spalle. Corro gli ultimi metri e attraverso il traguardo.
Ce l’ho fatta!Written by Paola per BROS to RUN

Il sogno di Paola lo trovate su www.sognandonewyork.it

sabato 16 gennaio 2016

LA RIPRESA: DA 5 A 9 KM.


Non è facile riprendere dopo aver mollato anche solo per alcune settimane. Ci sono le feste, l'umidità, il brutto tempo, la nebbia...
Ho interrotto il ritmo e mi sorprendo a pensare a come ero determinata quando gli allenamenti erano parte irrinunciabile delle mie giornate al pari del lavoro e di tutto quello che ruota intorno alla mia vita: come avere il tempo anche per correre? Ma la gioia, la soddisfazione, la forza che mi trasmettono una buona corsa all'aria aperta sono ormai parte di me, devo solo trovare il momento giusto per iniziare e quel momento arriva sabato scorso.
Piove, come da giorni ormai, ma inutile rinviare oltre: farlo significherebbe cominciare a mollare e invece io voglio ritrovare quella sensazione di appagamento che mi ha portata a correre la mia prima maratona ... in fondo basta vestirsi nel modo giusto.
Esco e corro per trenta minuti e il giorno dopo di nuovo.
Mercoledì mi presento all'appuntamento con Apetu (il corso di allenamento organizzato da Bavisela), dopo qualche settimana di inattività spezzata soltanto da due uscite di pochi chilometri.
Ci ritroviamo in Porto Vecchio, avvolti dalla notte e da un po' di nebbia.
Sorrisi, saluti, racconti e ... via, ma la pausa si fa sentire un po' per tutti. Ritrovarsi in gruppo però aiuta, soprattutto durante i mesi invernali quando il freddo ed il buio non invogliano certo ad uscire ed il divano del salotto è così invitante.
Concludiamo, un po' correndo e un po' camminando, la nostra ora di corsa e di stretching; il mio Garmin segna 7 km.




Oggi il clima è spettacolare: con una giornata così impossibile non allenarsi. L'aria finalmente pulita è più fresca, ma dopo pochi minuti non si sente nemmeno il freddo. Corro per un'ora senza fermarmi. Gambe e fiato cominciano a girare e la testa pure, i pensieri corrono veloci quanto le gambe: ancora un paio di sedute e ricomincerò a programmare le mie tabelle fatte di allunghi, ripetute e, naturalmente, lunghissimi.
Lunedì scorso ho ripreso anche con la palestra: l'ora di Postural è un elemento fondamentale per compensare con un ottimo stretching i movimenti che il mio corpo deve sopportare con le uscite settimanali sull'asfalto.
Insomma le feste sono ormai un ricordo e un altro obiettivo si sta già delineando.