… E altre storie

martedì 8 marzo 2016

CORSA E FREQUENZA CARDIACA


Decido di affrontare gli allenamenti di questo mese in modo leggermente diverso.
Può sembrare banale, ma ho pensato di correre valutando la frequenza cardiaca.  In questo periodo mi sento spesso stanca: forse sarà la Primavera, che nonostante le piogge incalza, o forse sarò io, ma è proprio questa spossatezza di fondo che mi convince a fare questa mossa che peraltro valutavo da tempo.
Ho letto qualcosa in proposito, ma non sono sicura su come calcolare i valori di riferimento.
Inizio quindi la settimana con un piccolo test fatto sulla pista d'atletica in compagnia del mio allenatore, forte del fatto che qualunque consiglio lui mi dia io faccio il possibile per metterlo in pratica, vista la fiducia incondizionata che ho in lui e nelle sue capacità.
L'elaborazione dei risultati e l'indicazione dei valori da seguire non si fanno attendere.
La volta successiva devo correre 5 km. a ritmo gara e lo faccio impostando il cardiofrequenzimetro sulla frequenza minima e su quella massima che mi sono state indicate.
Il risultato è soddisfacente: ho rispettato il range per tutto l'allenamento e ho concluso al di sotto del tempo previsto.
... Piccola soddisfazione, ma risultato incoraggiante per me che dopo aver trascorso gli ultimi mesi ad aggiungere chilometro a chilometro sino ad arrivare ai mitici 42 della maratona, adesso cerco passo dopo passo di risparmiare anche solo qualche secondo.
E a proposito di test per verificare il mio livello di preparazione concludo la settimana con la partecipazione alla 38 ° Maratonina Transfrontaliera Città di Gorizia.
Si tratta di una di quelle gare che io definisco per "veri runners", quelli cioè che corrono realizzando tempi che nemmeno nel mio immaginario potrei mai conseguire. Queste gare, benché frequentate, non raggiungono mai numeri elevati di partecipanti e le mie prestazioni sono sempre verso gli ultimi posti della classifica.
Ma un runner è un runner comunque, fedele al credo di gareggiare ogni volta con se stesso e mi appresto ad affrontare la sfida.
Piove a dirotto per tutta la giornata di sabato e per buona parte della notte, ma vado a letto sperando in un miracolo finale. La domenica mattina infatti l'orizzonte mi regala uno sprazzo di sole; il tempo reggerà per tutta la mattinata prima di scatenarsi nuovamente con piogge torrenziali nella serata.
Questa volta sono sola, ma non per questo meno motivata.
Devo percorrere circa cinquanta chilometri per arrivare a Gorizia. Ho preparato tutto la sera prima, persino un cambio scarpe. Porto Pilla in giardino, mi preparo una super colazione e sono pronta per partire. Sono stranamente tranquilla: stanotte sono persino riuscita a dormire, forse proprio perchè affronto la cosa come un allenamento. Alla partenza incontro diverse facce note e chiacchero in attesa dello start.
Ferma vicino al gonfiabile aspetto che il mio Garmin si colleghi al satellite, ma oggi proprio non ne vuole sapere. Lo spengo e lo riaccendo un paio di volte inutilmente e proprio quando sto ormai realizzando che correrò solo basandomi sui cartelli dell'organizzazione che scandiscono ogni chilometro, si sincronizza.
Corro senza sforzare. Non conosco il percorso. Le indicazioni che ho trovato in internet sulla descrizione della gara si rivelano da subito inesatte. Avverto un po' di fatica verso l'ottavo ed il nono chilometro, ma ritrovo subito dopo il mio ritmo. Ogni cinque chilometri circa c'è il ristoro: un sorso d'acqua per sciacquare la bocca e due da bere. Non prendo integratori, non prendo nulla: voglio capire a che livello sono.
Verso il quindicesimo chilometro realizzo che se non cedo sono in linea con la mia ultima mezza, quella corsa sul Lago di Garda a fine novembre sulla scia della maratona di New York dove ho realizzato il mio PB. Non va esattamente così, ma chiudo in 2.10.24 , due minuti e ventotto secondi dopo.
Soddisfatta.

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