… E altre storie

giovedì 21 aprile 2016

MERCOLEDI' : 4 GIORNI ALLA GARA


Eccomi qua: ho archiviato l'ultima uscita in preparazione della maratona di Zurigo: "trenta minuti facili" recita la mia tabella, ma nonostante il sorriso tanto facili non sono stati.
Purtroppo l'imprevisto è sempre in agguato e questa volta ha deciso di manifestarsi quando ormai i bagagli sono praticamente pronti: domani mattina partenza alla volta di Venezia, ma da lunedì scorso un fastidioso dolore alla coscia non mi da' tregua. Un risentimento muscolare è abbastanza normale alle mia età: prima o poi passa ... anche se sarebbe meglio "prima".
Oggi sono un po' sottotono: sarà il problema alla coscia; saranno le previsioni del tempo per Zurigo che annunciano  per domenica mattina temperature tre i due e i quattro gradi e pioggia mista a neve; sarà la vigilia del viaggio e la tensione pre-gara ...
Poco più di cinque mesi fa stavo partendo per la mia prima maratona; ero ansiosa perché stavo per cimentarmi in qualcosa di completamente nuovo: non sapevo cosa mi aspettava, non potevo prevedere la mia reazione ... c'era solo tanta gioia e tanto entusiasmo perché stavo per realizzare il mio sogno: andare a New York ed andarci proprio per la maratona.
Ero felice e la mia felicità traspariva da ogni gesto, da ogni frase, da ogni sorriso ...
Domani parto per un'altra avventura. Non posso restare indifferente. Ho lavorato duro e oggi ho paura: paura di non riuscire a correre. Questo non dipende da me, non lo posso programmare al pari di un lunghissimo, di una gara o di una dieta.
In fondo però spero che prima di domenica il mio problema si risolva, non può essere altrimenti.
Domenica 24 Aprile - h. 08.30 - Zurigo: io sarò là e farò di tutto per correre questi 42 chilometri e 195 metri.  


giovedì 14 aprile 2016

10 GIORNI ALL'ALBA


Ormai ci siamo: tra una settimana si parte, gli allenamenti stanno volgendo al termine.
Domani farò l'ultimo lunghissimo di 16 chilometri e domenica parteciperò alla Promorun, 10 km. nel centro di Trieste: partenza di fronte a Piazza unità, giro lungo le Rive e passaggio in Porto Vecchio.


L'allenatore mi ha suggerito di correre ogni chilometro ad un secondo in meno rispetto al precedente, tralasciando il primo quando l'entusiasmo della partenza ci fa normalmente iniziare al di sopra delle nostre possibilità.
Da lunedì potrò concentrarmi unicamente sul viaggio.
Ho organizzato tutto da tempo, ma questa volta non c'è un'agenzia che pensa a tutto quindi meglio ricontrollare.
La maratona di Zurigo è anche il pretesto per un viaggio da sola con mia sorella. L'ultimo e unico (noi due sole) risale ad un secolo fa per festeggiare la mia laurea. In quell'occasione siamo partite in macchina alla volta della Baviera. Ora, più mature, ci permettiamo l'aereo.
Quella di quest'anno è la 14.ma edizione della maratona: non ci saranno i concorrenti né tanto meno il pubblico di New York e gli italiani che partecipano sono veramente pochi: per la mia categoria ad esempio ad oggi risulto l'unica italiana iscritta in mezzo a un'austriaca, un'australiana, alcune tedesche, una giapponese ... e naturalmente a decine di svizzere.
Il percorso si snoda all'interno della città vecchia e si svolge in gran parte lungo il lago.
Sono nata su uno dei nostri laghi più belli, quello di Como, dove ho vissuto per ventiquattro anni. Conosco le atmosfere e le luci dei laghi, il loro immobilismo e il loro fascino un po' malinconico, sarà un po' come ritrovare aria di casa.


A Zurigo da alcuni mesi vive mio nipote e questa sarà inoltre una bellissima occasione per andarlo a trovare: non ha saputo dire di no a questa zia tartarunner che dopo la follia di New York vuole cimentarsi di nuovo con la maratona.
La maratona insegna l'umiltà, a credere nei propri limiti e a superarli.
La maratona insegna l'impegno ripetuto e costante; insegna ad amministrarsi e a distribuire le forze; insegna a non lasciarsi sopraffare dalla fatica e dallo sconforto e a rialzarsi, sempre e comunque.
Per questo è così difficile preparare una maratona.
Per questo non puoi, dopo settimane di allenamento e di disciplina, desiderare altro che correrla, qualunque sarà il risultato.






sabato 9 aprile 2016

MARATONINA DEI DOGI


Le settimane passano veloci tra lavoro, allenamenti e impegni extra. Ho lasciato alle spalle il lunghissimo di 32 km. e lo scorso week end ho affrontato l'ultimo step: 36 km prima dello scarico.
Per quanto sofferta anche questa preparazione si sta avvicinando alle fasi finali e l'emozione comincia a farsi strada: paura di non farcela, dubbi sul lavoro fatto, ma anche voglia di misurarmi di nuovo con la maratona per vedere se riuscirò a confermare il risultato di New York.
Domenica 3 Aprile ho partecipato alla  Dogi Half Marathon, ma giusto per rendere le cose un pochino più difficili il sabato precedente ho fatto una sgambatina, come si dice in gergo, di 15 km.. Non che lo desiderassi particolarmente, ma l'allenatore mi ha suggerito di spezzare in questo modo il lunghisismo di 36 km che avrei dovuto affrontare domenica.
La giornata è bella, soleggiata e con un leggero vento.
I primi chilometri li corro all'interno del Porto Vecchio, quasi non volessi mostrarmi alla gente che affolla il lungomare, ma dopo una ventina di minuti esco allo scoperto e proseguo verso Barcola. Arrivo al Castello di Miramare e ritorno indietro fino all'imbocco del Porto; ancora un paio di giri e completo i 15 km.
La prima parte è fatta.
Nel pomeriggio parto per Dolo dove il giorno dopo alle 09.15 ci sarà la partenza della maratonina.
Quello che ho amato di questa gara è stata l'atmosfera che ho respirato: circa tremila partecipanti, più gli organizzatori, il pubblico, i volontari, riuniti in una meravigliosa giornata di sport.
C'era serenità nell'aria, voglia di partecipare, collaborazione e genuinità, come sempre dovrebbe essere quando si parla di sport e il percorso era fantastico: lungo la Riviera del Brenta, attraverso Dolo, Fiesso d'Artico, Stra e Mira con partenza e arrivo nella bellissima piazza Cantiere proprio di fronte ai famosi mulini e davanti alle acque del Naviglio del Brenta.


Quella dei Dogi è stata la mia settima mezza maratona: per la prima volta il colpo di pistola d'inizio è stato preceduto dall'Inno di Mameli: l'hanno suonato tutto, fino in fondo. Noi eravamo lì, accodati spalla contro spalla, con le nostre magliette colorate, le nostre bandane, i nostri cronometri pronti per affrontare la nostra sfida, alcuni in gruppo, altri da soli come me, ma tutti un po' emozionati. La musica risveglia i sentimenti e libera le emozioni ed io mi sono sorpresa a commuovermi: mentre i top runners iniziavano la loro corsa attraverso questo spelndido percorso ed io aspettavo di raggiungere il gonfiabile che avrebbe dato il via alla mia gara, mi asciugavo con aria indifferente le lacrime ... ma, in fondo, che c'è di male? Lo sport è innanzi tutto emozione.
E' stata una bellisisma gara lungo la Riviera del Brenta, con i suoi canali e le ville dall'architettura elegante.


Correvo guardandomi in giro ammirata: un occhio al cronometro ed uno al paesaggio e mentre correvo non potevo non ascoltare gli scambi di battute dei runners intorno a me e fare così tesoro dei suggerimenti che si davano.
"Corri in mezzo alla strada perchè sui lati la strada è in pendenza".
"Se mantieni questo passo ce la fai in due ore".
E ancora, ormai in prossimità dell'arrivo
"Se hai fiato per rispondermi non sei abbastanza stanca per cui puoi correre più forte".
.....
Mi sono divertita e, complice il percorso interamente pianeggiante, ho migliorato il mio personal best e ho completato divertendomi il mio ultimo lunghissimo in vista di Zurigo.


Medaglia al collo, orchidea consegnata a tutte le donne (eravamo in poche, solo il 15% degli iscritti), bottiglietta d'acqua in mano, girovagavo tra gli stand e ho visto quello della mia Società .
Quel giorno c'ero solo io a Dolo a correre per loro,io su più di tremila, e mi è venuto spontaneo fermarmi a salutare. Mi aspettavo come minimo un " Ciao, come è andata? ".
Niente.
Forse quell'uomo era stanco di starsene là, sebbene non fosse ancora mezzogiorno, forse aveva i suoi motivi per dimostrarsi così scostante, ma la domanda è sorta spontanea: "Serve mandare dei volontari a promuovere la nostra società e il nostro evento clou addirittura fuori regione, se queste persone si manifestano così apatiche? Se quest'uomo si è dimostrato così abulico nei miei confronti come può promuovere la nostra Bavisela?"
Considerazioni a parte si ritorna a casa: è il momento delle foto, dei selfie, delle condivisioni in facebook e dei twitter.
Alla fine una piccola sorpresa: un' amica di facebook, che non ho mai visto di persona, ha commentato una mia foto e mi ha scritto "Ti ho vista stamattina, ma non ti ho chiamata perché non volevo sembrare invadente".
Due persone, due modi diversi di comportarsi: qual è il migliore?