… E altre storie

sabato 9 aprile 2016

MARATONINA DEI DOGI


Le settimane passano veloci tra lavoro, allenamenti e impegni extra. Ho lasciato alle spalle il lunghissimo di 32 km. e lo scorso week end ho affrontato l'ultimo step: 36 km prima dello scarico.
Per quanto sofferta anche questa preparazione si sta avvicinando alle fasi finali e l'emozione comincia a farsi strada: paura di non farcela, dubbi sul lavoro fatto, ma anche voglia di misurarmi di nuovo con la maratona per vedere se riuscirò a confermare il risultato di New York.
Domenica 3 Aprile ho partecipato alla  Dogi Half Marathon, ma giusto per rendere le cose un pochino più difficili il sabato precedente ho fatto una sgambatina, come si dice in gergo, di 15 km.. Non che lo desiderassi particolarmente, ma l'allenatore mi ha suggerito di spezzare in questo modo il lunghisismo di 36 km che avrei dovuto affrontare domenica.
La giornata è bella, soleggiata e con un leggero vento.
I primi chilometri li corro all'interno del Porto Vecchio, quasi non volessi mostrarmi alla gente che affolla il lungomare, ma dopo una ventina di minuti esco allo scoperto e proseguo verso Barcola. Arrivo al Castello di Miramare e ritorno indietro fino all'imbocco del Porto; ancora un paio di giri e completo i 15 km.
La prima parte è fatta.
Nel pomeriggio parto per Dolo dove il giorno dopo alle 09.15 ci sarà la partenza della maratonina.
Quello che ho amato di questa gara è stata l'atmosfera che ho respirato: circa tremila partecipanti, più gli organizzatori, il pubblico, i volontari, riuniti in una meravigliosa giornata di sport.
C'era serenità nell'aria, voglia di partecipare, collaborazione e genuinità, come sempre dovrebbe essere quando si parla di sport e il percorso era fantastico: lungo la Riviera del Brenta, attraverso Dolo, Fiesso d'Artico, Stra e Mira con partenza e arrivo nella bellissima piazza Cantiere proprio di fronte ai famosi mulini e davanti alle acque del Naviglio del Brenta.


Quella dei Dogi è stata la mia settima mezza maratona: per la prima volta il colpo di pistola d'inizio è stato preceduto dall'Inno di Mameli: l'hanno suonato tutto, fino in fondo. Noi eravamo lì, accodati spalla contro spalla, con le nostre magliette colorate, le nostre bandane, i nostri cronometri pronti per affrontare la nostra sfida, alcuni in gruppo, altri da soli come me, ma tutti un po' emozionati. La musica risveglia i sentimenti e libera le emozioni ed io mi sono sorpresa a commuovermi: mentre i top runners iniziavano la loro corsa attraverso questo spelndido percorso ed io aspettavo di raggiungere il gonfiabile che avrebbe dato il via alla mia gara, mi asciugavo con aria indifferente le lacrime ... ma, in fondo, che c'è di male? Lo sport è innanzi tutto emozione.
E' stata una bellisisma gara lungo la Riviera del Brenta, con i suoi canali e le ville dall'architettura elegante.


Correvo guardandomi in giro ammirata: un occhio al cronometro ed uno al paesaggio e mentre correvo non potevo non ascoltare gli scambi di battute dei runners intorno a me e fare così tesoro dei suggerimenti che si davano.
"Corri in mezzo alla strada perchè sui lati la strada è in pendenza".
"Se mantieni questo passo ce la fai in due ore".
E ancora, ormai in prossimità dell'arrivo
"Se hai fiato per rispondermi non sei abbastanza stanca per cui puoi correre più forte".
.....
Mi sono divertita e, complice il percorso interamente pianeggiante, ho migliorato il mio personal best e ho completato divertendomi il mio ultimo lunghissimo in vista di Zurigo.


Medaglia al collo, orchidea consegnata a tutte le donne (eravamo in poche, solo il 15% degli iscritti), bottiglietta d'acqua in mano, girovagavo tra gli stand e ho visto quello della mia Società .
Quel giorno c'ero solo io a Dolo a correre per loro,io su più di tremila, e mi è venuto spontaneo fermarmi a salutare. Mi aspettavo come minimo un " Ciao, come è andata? ".
Niente.
Forse quell'uomo era stanco di starsene là, sebbene non fosse ancora mezzogiorno, forse aveva i suoi motivi per dimostrarsi così scostante, ma la domanda è sorta spontanea: "Serve mandare dei volontari a promuovere la nostra società e il nostro evento clou addirittura fuori regione, se queste persone si manifestano così apatiche? Se quest'uomo si è dimostrato così abulico nei miei confronti come può promuovere la nostra Bavisela?"
Considerazioni a parte si ritorna a casa: è il momento delle foto, dei selfie, delle condivisioni in facebook e dei twitter.
Alla fine una piccola sorpresa: un' amica di facebook, che non ho mai visto di persona, ha commentato una mia foto e mi ha scritto "Ti ho vista stamattina, ma non ti ho chiamata perché non volevo sembrare invadente".
Due persone, due modi diversi di comportarsi: qual è il migliore?   





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